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Da leggere alla voce "Nordest"

Apocalittici ritratti della fine del miracolo economico: i nuovi libri di autori veneti sono lo strumento per cogliere le contraddizioni di un’intera regione.

Il rito dell'aperitivo in una piazza del Nordest italiano – Credits: Getty

Il Veneto è nei dettagli: "Ognuno ha il proprio bar, un bar del cazzo in cartongesso, cartongesso, penso, metà cartone, metà gesso, il cartone delle baracche da dove tutti proveniamo, il gesso che si sfarina come cocaina, quella che tutti aspirano, il bar, il proprio porto franco, il proprio atollo, i propri disperati prosecchi, le disperate bollicine, i disperati vodka tonic, i disperati spritz al Select, i vinelli più disperatamente strutturati, i rossi importanti, anch’essi disperatamente soli". Ma il Veneto è anche in una delle più ficcanti e furibonde analisi socioletterarie degli ultimi anni. Maschio è il capannone, femmina è la "casetta nella nuova zona residenziale". E le creature che li abitano: "capannoidi", 85 chili di corpo bianco e massa grassa, e mogli "femminine", ovvero trentenni indoeuropee incolte con "i-gambiaffusolati-i-piccoliseni-il-culettoloffio-il-ventrepiatto-ficapueriledepilata".

Questo Veneto è quello di Francesco Maino, penalista di San Donà di Piave, classe 1972, e del suo romanzo-invettiva di esordio, Cartongesso (Einaudi), vincitore del premio Calvino. Già alla seconda pagina il protagonista Michele Tessari, avvocato sull’orlo del suicidio, parla per sé di "malattia": una lente deformante nel bene e nel male con la quale osserva Insaponata di Piave, toponimo simbolo di una regione intera, dove si vota per la Tega Nord o per il Pdr, ovvero il Partito della rucola, "Che si articola nelle seguenti correnti: Rucola e Tagliata, ossia la Sinistra al Sangue; Rucola e Pomodorini, ossia la Sinistra Vegetariana; Rucola e Kamut, ossia la Sinistra Catecumenale".

Cartongesso è l’ideale cugino de I quindicimila passi (Einaudi) di Vitaliano Trevisan, in cui un altro ossessivo protagonista conta i passi da casa a Vicenza e intanto descrive la provincia intossicata da veleni urbanistici e familiari; ed è parente di un altro premio Calvino veneto (2010) sempre pubblicato dalla Einaudi: La vita accanto della vicentina Mariapia Veladiano. L’aspirante suicida di Maino, che riecheggia pure i venetismi poetici di Andrea Zanzotto, è un ottimo punto di partenza per agguantare un’istantanea della regione di oggi.

Ma per chi voglia uno sguardo alle radici della Serenissima urge fare un salto molto indietro, a un altro genere di suicidio: quello di una civiltà intera, descritto in Presagio di Andrea Molesini (già vincitore del Campiello 2011). In uscita a maggio per Sellerio, il romanzo è ambientato a Venezia nei giorni fra il 24 luglio e il 5 agosto 1914: quelli in cui la città mitteleuropea andrà alla fame perché la guerra svuoterà gli alberghi.
I romanzi del Veneto sono insomma ritratti di fine miracolo. Libri apocalittici, dove il grido di dolore coinvolge imprenditori e operai, e dove per tutti lo spritz è ormai l’ultima eucaristia.

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