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"La linea rossa" di Fabrizio Cicchitto

Se passa (sempre) lo straniero. La storia italiana costretta a vivere sotto l’occhiuto sguardo di forze estere?

Fabrizio Cicchitto (Foto Ansa / Samantha Zucchi)

di Simone Paliaga

E se la storia italiana fosse un intricato groviglio di anomalie che la costringe a vivere sotto l’occhiuto sguardo di forze straniere? L’unificazione del 1861 ne è solo il primo sintomo. La linea rossa dell’anomala dipendenza dell’Italia da scenari internazionali, per Fabrizio Cicchitto, non si scioglie dopo gli anni Quaranta. Da allora la Penisola diventa teatro di uno scontro di cui è protagonista il più forte partito comunista d’occidente. Segnato nel dna più dalla fedeltà a Mosca che dalle esigenze di Roma, Palmiro Togliatti condanna la Penisola a vivere in un clima da guerra civile da cui ancora oggi fatica a riaversi. Infatti il Pd, erede in salsa giustizialista del vecchio Pci, per far cadere nel 2011 Silvio Berlusconi non esita a far leva sulle pressioni dei mercati finanziari controllati al 90 per cento da 10 attori esteri (tra cui Morgan Stanley, Goldman Sachs, Barclays, Deutsche Bank, Bnp Paribas e Société Générale) e sulle spallate di Nicolas Sarkozy e di Angela Merkel. E ora che cosa ci aspetta? Se i partiti non riprenderanno il ruolo che gli spetta, l’Italia cadrà vittima di un’ulteriore anomalia: finire tra le braccia di poteri tecnocratici, legali ma non legittimati dagli elettori, pronti a cavalcare lo scacco delle forze politiche in vista del rigore finanziario.

La linea rossa di Fabrizio Cicchitto
Mondadori, 417 pagine, 20 euro

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