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Kurt Vonnegut, 'Quando siete felici, fateci caso'

Semplice e geniale, la ricetta dello scrittore americano è racchiusa nei discorsi che tenne ai neolaureati fra il 1978 e il 2004

Quando siete felici

Quando siete felici, fateci caso, particolare della copertina – Credits: Progetto grafico e illustrazione di Riccardo Falcinelli

Un libro delizioso da assaporare come il cono di gelato disegnato in copertina, per finire con la soddisfazione di farsi la domanda che dà il titolo all'originale: If This Isn't Nice, What Is? Cosa c'è di più bello di questo? Irriverenti, divertenti, teneri, sferzanti: questi nove commencement speeches di Kurt Vonnegut sono piccoli gioielli pieni di humour e amore per la vita e per il prossimo, riuniti per la prima volta in un libro che suona come un motto: Quando siete felici, fateci caso.

Kurt Vonnegut è uno dei paladini della verità del nostro tempo, afferma nell'introduzione lo scrittore e sceneggiatore Dan Wakefield, amico d'infanzia dell'autore di Mattatoio n. 5. Sempre controcorrente a partire dalla sua stessa biografia - non si laureò mai pur essendo divenuto uno degli oratori più richiesti per i discorsi di fine anno accademico - Vonnegut non era il tipo da "dispensare ricettine da quattro soldi". Le sue parole, sempre impregnate dalla proverbiale ironia, andavano dritte al sodo dei pensieri schietti che la gente "pensava e non diceva". Le sue idee spingevano a guardare le cose da una angolazione originale. Gli stava stretta la cattedra, da cui riusciva ad annullare tutta la distanza: non esistono le generazioni, ripeteva, siamo tutti così vicini nel tempo che dovremmo considerarci fratelli e sorelle.

Idee universali e perciò attualissime. Ogni discorso è diverso dal precedente e offre le sue peculiarità, gli aforismi, gli aneddoti, le digressioni e il climax da consumato oratore per avvinghiare la platea. Ma i motivi ricorrenti che costituiscono il corpus umanistico-morale dell'opera formano un catalogo di riflessioni folgoranti sul senso della vita e il destino del pianeta. In fondo, dice lo scrittore nel discorso intitolato In che modo la musica cura i nostri mali (e ce ne sono in abbondanza), "tutta la grande letteratura parla di che fregatura sia la vita degli esseri umani". Catapultati sulla terra di punto in bianco, siamo cresciuti un posto in cui esisteva già tutta una serie di giochetti assurdi del tipo: odio e amore, progressismo e conservatorismo, le automobili e le carte di credito, il golf e la pallacanestro femminile.

Proprio per questo forse spicca il monito a riconoscere i piccoli momenti di dolcezza e benessere nel corso della vita quotidiana. Un eudemonismo (la dottrina che ripone il bene nella felicità) aggiornato all'utilitarismo del mondo contemporaneo che ha come mentore lo zio di Kurt, Alex Vonnegut, di professione assicuratore. È uno spreco terribile essere felici e non rendersene conto, pensava Alex. Ricordate quegli insegnanti che ci hanno resi più fieri di stare al mondo? Bene, in qualunque giornata è racchiuso un istante di cui sottolineare la piacevolezza. Non i grandi trionfi ma le piccole soddisfazioni quotidiane come "bere un bicchiere di limonata all'ombra di un albero", o il momento dopo un bacio.

Altro tema ricorrente sono i riti di passaggio verso l'età adulta a cui la nostra società sembra avere abdicato. "Mi prendo io la responsabilità di dichiarare questi giovani che si laureano oggi uomini e donne". Lo humour di Vonnegut affronta un argomento delicato che si fa serissimo quando adombra l'ipotesi che l'assenza del rito iniziatico sia un espediente della nostra società, "astuto ma inconscio", per rendere i maschi ansiosi di andare in guerra e le femmine ansiose di procreare. Invece, conclude lo scrittore, non potremmo considerare l'apatia da cui è afflitta la nostra gioventù come l'esperimento di vivere facendo a meno dell'odio, il carburante della generazione dei padri?

È l'esempio perfetto di posizione non allineata, in un tempo in cui si fa un gran disquisire su padri e figli, sdraiati o meno. Ma di idee rivoluzionarie sono pieni tutti i discorsi, come lo sprone a frequentare folk societies e fondare famiglie allargate, unico antidoto alla solitudine e deflagrazione della coppia, o il messaggio di misericordia e pietà contenuto nel Discorso della Montagna (Citazione su cui riflettere: "Di regola io ne conosco una sola: bisogna essere buoni, cazzo". Vonnegut che cita Gesù, oh my God!). Come lo schiaffo alle multinazionali per le ferite inferte al nostro pianeta o la rivelazione dell'argomento della sua tesi di laurea, rifiutata: un confronto fra la Danza degli spiriti dei nativi americani e la leadership dei cubisti.

Agrodolce, com'è il succo della vita, il pensiero di Vonnegut ti raggiunge senza filtri, grazie anche alla fluida traduzione di Martina Testa. Grazie, scusate, vi vogliamo bene: parole che non sono state dette abbastanza ai neolaureati, ma poi ne abbiamo un gran bisogno tutti. E: non usate il punto e virgola (ricevuto). E: non abbandonate mai i libri. "È così piacevole tenerli in mano, col loro peso cordiale". Ci sto facendo caso, proprio adesso.

Kurt Vonnegut
Quando siete felici, fateci caso
minimum fax
112 pp., 13 euro

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