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Jeffrey Sachs, "Il prezzo della civiltà": è tempo che lo paghino i ricchi

Il libro bestseller negli Stati Uniti arriva in Italia. Secondo l'economista americano l'origine della crisi internazionale sta nel declino della virtù civica delle élite

Jeffrey Sachs (Foto Ansa/EPA/Dennis M. Sabangan)

Il ciclo economico è difficile, ma quel che più pesa è "la mancanza di rispetto, onestà e compassione nei confronti degli altri e del mondo". A parlare così non è un santone ma un economista, anzi un macroeconomista che cita Buddha e Aristotele. Si chiama Jeffrey Sachs, ha 58 anni, è stato uno dei più giovani professori della storia di Harvard (dove adesso
guida l’Istituto della Terra), è stato inserito due volte da Time tra i 100 personaggi più influenti del mondo, è diventato famoso come consulente dei Paesi dell’Est europeo nel passaggio dal comunismo alla democrazia ed è oggi il capofila di una corrente sociale del pensiero americano. Non a caso è buon amico di Bono degli U2 e ispiratore delle sue iniziative contro la povertà e sulla sostenibilità ambientale.

Il suo ultimo libro, Il prezzo della civiltà , è stato un best seller negli Stati Uniti, e arriva adesso in Italia tradotto da Codice Edizioni. Sembra quasi la fonte di ispirazione del presidente Obama quando promette (o minaccia?) più tasse per i ricchi.

L'incipit del libro è perentorio: "Alla radice della crisi economica americana c’è una crisi morale, il declino della virtù civica tra le élite politiche ed economiche". Sachs concentra la sua analisi sugli Stati Uniti, ma le sue parole suonano profetiche anche Oltreoceano.

Ricchezza, tecnologie, scienza non sono più sufficienti da sole a garantire progresso e benessere, sostiene. La soluzione? "Un nuovo ethos della responsabilità sociale". Che, in soldoni, significa far pagare di più a chi più ha per ridurre la povertà diffusa, che è un freno per tutta la società. L’attacco è diretto ai "supericchi", quell’1% della popolazione americana che si è sottratta al "vincolo della responsabilità sociale". E che invece dovrebbero pagare, appunto, "il prezzo della civiltà". Che viene così sintetizzato: "Farsi carico di una equa quota di tasse, approfondire la nostra consapevolezza dei bisogni della società, pensare alle generazioni future e tenere a mente che la compassione è il collante della società".

Sachs arriva a questa conclusione dopo un excursus critico delle politiche di Reagan e di Bush. Ma non salva neanche Obama che, sostiene, all’inizio ha dato speranza ma poi ha imboccato la strada dei suoi predecessori. Che porta da una sola parte: consolidare il potere delle lobby e delle corporation che sono, secondo Sachs, i veri padroni degli Stati Uniti. Mentre gli americani, che sono migliori dei loro rappresentanti e dei clichet televisivi, sono distratti e sempre più chiusi in se stessi. Se Obama torna a guardare minaccioso i ricchi, forse Sachs ha ragione. Anche se ritiene che non sia il Governo l’origine del male. E che la terapia necessaria debba cominciare con una seria riforma che riequilibri lo strapotere del mercato a vantaggio dello Stato.
Quindi più investimenti pubblici con finalità sociali. Di questi tempi sembrano quasi bestemmie...

Il prezzo della civiltà. La crisi del capitalismo e la nuova strada verso la prosperità di Jeffrey D. Sachs
Codice Edizioni, 296 pagine, 21 euro

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