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Jean-Claude Ellena, l'uomo che scrive profumi e annusa parole

In un libro i segreti della sua visione poetica che l'ha portato a creare fragranze bestseller come Terre Hermès e First. Intervista all'uomo dal "naso perfetto"

Credits: Getty Images

di Micol De Pas

Forse il modo migliore per definire Jean-Claude Ellena è: naso perfetto. Dal 2004 crea profumi per la Hermès, mettendo a segno alcuni bestseller intramontabili (come Terre Hermès e prima First di Van Cleef & Arpels), è nato da una famiglia di profumieri e vive nei dintorni di Grasse (nell’entroterra della Costa Azzurra), l’indirizzo storico della profumeria europea. Ma il tocco magico è garantito da una visione sorprendentemente poetica, come racconta nel suo libro Viaggio sentimentale tra i profumi del mondo (editore Salani).

Esistono luoghi del pianeta che la ispirano?
Ci sono posti che mi toccano maggiormente, come il Giappone, perché ha una storia completamente diversa dalla nostra. Ma è l’incontro con una cultura la vera fonte d’ispirazione: fa crescere, evolvere e stimola la creatività.

Che cos’è un profumo?
Raccontare una storia.

In che modo, precisamente?
Gli ingredienti che lo compongono possono suggerire immagini fantastiche in chi non li conosce esattamente, per esempio l’ylang ylang. Ma non hanno nulla a che fare con il profumo completo. Per questo per me conta l’enunciato olfattivo: gli ingredienti sono le singole parole, il profumo è la storia intera. Quando si legge un romanzo, l’importante è coglierne il senso, non tanto concentrarsi sui singoli vocaboli. Lo stesso per il mio lavoro, che è teso a realizzare una forma di letteratura olfattiva.

Qual è la differenza tra odore e profumo?
Il profumo è una costruzione mentale. è il risultato di un processo di associazione tra odori diversi, con la volontà di dare loro una forma specifica. L’odore... c’è. E non ci si può fare nulla: va preso così com’è.

Quando mette in commercio una sua creazione, sente d’avere raggiunto la perfezione?
Non credo esista un’essenza perfetta. Almeno nel mio caso, considero le mie invenzioni complete ma non finite.

Perché?
Per una sorta di insoddisfazione permanente. Lavoro senza sosta su un progetto fino a quando non ho più nulla da dire o da aggiungere. Quella è la conclusione. Ma poi, a distanza di qualche tempo, lo riprendo e lo sviluppo in altri modi. Così alcuni elementi di quel prodotto si prolungano in un altro. Senza fine, appunto.

Questione di tempo?
Riguarda la mia sfera più intima. Quando un profumo è pronto, sono triste: separarmene mi provoca nostalgia.

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