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I complici: una storia come le altre, ma con la grazia narrativa di Simenon

Una coppia di amanti, un incidente stradale mortale e, sullo sfondo, il solito tran tran della vita di provincia: Simenon si conferma un narratore di razza, tra i più grandi di tutti i tempi

George Simenon (Credits: Ansa)

Una coppia di amanti, un incidente stradale mortale e, sullo sfondo, il solito tran tran della vita di provincia. Sembrerebbe il solito spartito di un noir come tanti altri, tanto più se si considera che gli amanti in questione sono una dattilografa e un imprenditore (peraltro suo datore di lavoro) e che l’incidente è destinato a restare tragicamente impresso nella cheta vita di provincia perché causa la morte di decine di bambini. Ma non è così.

Anche nei Complici , infatti, da poco pubblicato per i tipi di Adelphi, George Simenon più che un grande scrittore si rivela un narratore di razza.

Nessun fuoco d’artificio, beninteso, e neppure alcuna finizione retorica o trucchetto narrativo. La storia del signor Joseph Lambert, dell’amante Edmonde e di quel viaggio finito in tragedia scorre piana per centocinquanta pagine, senza dare mai la pretesa di voler stupire a tutti i costi il lettore.

Ciononostante, lo spartito resta impeccabile, la delineazione dei personaggi credibile, l’evoluzione della storia armonica. Un puzzle completo, che lascia il varco al respiro profondo della grande storia.

Merito della grazia narrativa di Simenon e dello scavo psicologico della sua scrittura.  È vero, I complici resta uno dei romanzi dello scrittore francese, ma ciò che davvero stupisce è che – come quasi tutti gli altri – resta un grande libro, uno di quelli che vale la pena leggere, scegliendolo con sicurezza tra le poche meritevoli novità editoriali estive.

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