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"I complici" di Georges Simenon. Il poliziesco è un noir

Tanto Maigret è bonario, quanto lo scrittore ci appare uno scrutatore d’anime  intento a rovistare nel "retrogusto amaro della coscienza sporca"

Georges Simenon amava definire il suo commissario Maigret un "accomodatore di destini", dando in realtà la perfetta definizione del proprio mestiere. Che altro è uno scrittore, infatti, se non un provvisorio demiurgo che stabilisce le sorti dei suoi personaggi? Simenon è però un accomodatore di destini un po’ particolare, molto diverso dal suo investigatore. Li accomuna la finezza psicologica, ma tanto Maigret è bonario, quanto Simenon ci appare uno scrutatore d’anime intento a rovistare nel "retrogusto amaro della coscienza sporca", per usare un’espressione di Joseph Lambert, protagonista de I complici.

Niente di più banale, in apparenza, del rapporto fra questo imprenditore di provincia, marito indifferente e donnaiolo impenitente, e la sua segretaria-amante Edmonde: "una vera bestia", ma capace di stregarlo proprio per la caprina connivenza con i suoi desideri. In compagnia di Edmonde, Lambert si distrae dalla guida e fa uscire di strada un pullman di bambini, causando 48 vittime. Da qui lo scrittore serra la presa e non la mollerà più. I complici non è un poliziesco, ma è più noir di Raymond Chandler. E l’opaca Edmonde è una figura straordinaria. Come se l’autore l’avesse conosciuta di persona.

I complici di Georges Simenon
Adelphi, 158 pagine, 17 euro

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