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Giuseppe Aloe e ‘Gli anni di nessuno’, un appassionante romanzo erede della ‘Coscienza di Zeno’

Lo scrittore calabrese, già finalista allo scorso Premio Strega, commuove con questo libro, dalla trama toccante e dal finale sorprendente

Gli anni di nessuno

Un particolare della copertina del romanzo di Giuseppe Aloe, Gli anni di nessuno – Credits: Giulio Perrone Editore

Gli anni di nessuno (Giulio Perrone Editore) raccontati da Giuseppe Aloe sono quelli di Gambart, il prigioniero, un uomo che ha passato l’infanzia rinchiuso in una stanza, in silenzio, senza contatti, segregato dal padre sin dalla nascita. I suoi ricordi riemergono con forza quando il professor Gondrenovic, l’uomo che lo ha fatto rinascere, muore lasciandolo in balia di una vita che lo chiama a sé. Accanto a lui Annette, amica di gioventù, che lo accompagna curiosa e, a un certo punto innamorata, nel suo viaggio di ricostruzione e riscoperta.

“Avevo chiuso gli occhi, me li ero sfregati con forza e riaprendoli mi ero accorto che la luce era sparita. La stanza era di nuovo al buio. Ma che stanza era? Perché mi avevano trascinato in quella camera aperta a tutte quelle complicazioni?”

Così si esprime Gambart in un tratto iniziale del romanzo, scritto in forma di confessione o di intimo diario.

L’atmosfera che si respira nel libro di Giuseppe Aloe ricorda tanto La coscienza di Zeno (Feltrinelli), di Italo Svevo. Anche ne Gli anni di nessuno, infatti, il protagonista racconta sé stesso, ciò che è e da dove arriva attraverso i propri ricordi, in una struttura cronologicamente altalenante. L’ordine temporale è così dettato dagli spunti che affiorano nella mente del narratore, restituiti con una prosa asciutta, fatta di brevi frasi, quasi fossero visioni improvvise da cogliere al volo per non perderne la carica espressiva.

Il personaggio di Gambart percorre un difficile sentiero di ricollocazione nel mondo, talvolta ragionando sulla sua traumatica esperienza, mentre altre volte semplicemente concentrandosi sulle sensazioni e i piccoli gesti della quotidianità presente e passata: l’insonnia, il caffè, il fumo, il sesso, il cibo, l’amore.

Anche la costruzione dei dialoghi, mai separati dal testo da alcun tipo di punteggiatura, rispecchia il tentativo di Aloe di rimanere nell’universo mentale del protagonista, aiutando il lettore a immedesimarsi in modo efficace con la voce narrante.

Dice il professor Gondrenovic in un passo del libro:

“In una frase composta di due parole cerchiamo di inserire sentimenti, emozioni, desideri, angosce, oltraggi, turbamenti, complessi, amarezze. E invece proprio a causa di questo restringimento, di questa riduzione riusciamo a perdere proprio quelle cose che volevamo esprimere. La varietà del senso, del sentimento, il colore, la sfrontatezza vanno perdute per sempre.”

E Aloe, finalista all’ultimo Strega con La logica del desiderio (Giulio Perrone Editore), con Gli anni di nessuno dimostra di conoscere bene il registro del flusso di coscienza. Un linguaggio che va oltre la parola espressa, un fiume che scorre senza sosta e che riaffiora pagina dopo pagina in questo toccante racconto, tragicamente malinconico, capace di commuovere con forza.

E il colpo di scena finale vale davvero tutto il libro.

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- Gli anni di nessuno – Giuseppe Aloe (Giulio Perrone Editore)
- La logica del desiderio – Giuseppe Aloe (Giulio Perrone Editore)
- La coscienza di Zeno – Italo Svevo (Feltrinelli)

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