Francesco Piccolo, 'Momenti di trascurabile infelicità'
foto © Christina Angorola / Photodisc / Getty Images
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Francesco Piccolo, 'Momenti di trascurabile infelicità'

"La notte in cui squillò il telefono e mi dissero che Magic Johnson era malato di Aids"

È il bestseller del momento, un prontuario di piccole consolazioni sotto forma di flash, scintille, imbarazzi, fastidi, pezzi di vita e pensieri che, il più delle volte, è capitato a tutti di pensare. Momenti di trascurabile infelicità: editorialmente la formula funziona al punto da riportare in classifica anche gli speculari Momenti di trascurabile felicità, pubblicato nel 2010. Ma l'autoreferenzialità è un gioco che somiglia al paradosso del mentitore: "Tutte le volte che mi diranno: era meglio Momenti di trascurabile felicità" (sarà un momento di trascurabile infelicità)...

Il segreto che fa di Francesco Piccolo un maestro della forma breve e aforistica è la schiettezza delle asserzioni sotto la quale pulsa - come brace - una vena di ironica follia. Padri di famiglia, lavoratori, disoccupati, pantofolai e viaggiatori, schiavizzati dai figli e dal rito dell'aperitivo, vittime dei camerieri al ristorante e della pubblicità in televisione, oppressi dalle incombenze e dagli oggetti, circondati da amici invadenti e donne tentacolari, sfiniti dal fai da te e dal luogo comune. Apriamo questo libro a caso e, per un istante, sembriamo meno soli. Qualcuno ha detto per noi: non mi piace.

Trascurabile è un aggettivo rassicurante. Al riparo dai massimi sistemi, assurgono a protagonisti i lacci delle scarpe e l'insalata di riso, la luce del frigorifero e le lenzuola sfatte, la bistecca al sangue e il cavatappi, l'etichetta dell'acqua minerale e lo zucchero di canna, il centrifugato di carote e l'Easybox, lo sbiancante e i pesci rossi nel sacchetto, l'onomastico e le pompe di benzina. Un mosaico di sciocchezze punteggia la quotidianità, saranno così tante per tutti, mi chiedo. Basta tenere a portata un taccuino, per ritrovarsi un bestseller tra le mani?

Forse non basta, è la leggerezza non-calviniana dello scrittore a far sembrare istintivi anche i momenti esistenzialmente meno "trascurabili". Irresistibili sono soprattutto gli apologhi dedicati ai neopadri - questo è un libro orgogliosamente maschilista, ai limiti della misoginia - colti nel momento in cui il sogno riproduttivo si tramuta in incubo sociale. Saggi recite feste di compleanno e scatole di lego come attentati alle fondamenta delle relazioni umane, situazioni così imbarazzanti che solo l'innocenza di un bimbo è capace di creare. O forse, perfino l'innocenza di un bimbo.

Un preciso filone cataloga cose fuori tempo o eventi capitati al momento sbagliato, qualcosa che sembra soltanto ma non è o non è più. Gli addobbi natalizi dopo il Natale, i sosia non somiglianti, i tatuaggi di amori finiti, le prostitute di giorno, la sigla del telegiornale dalla finestra di un'altra casa, l'esultanza per un gol in Tv di una partita già giocata. Ci portiamo appresso inconsapevolmente una categoria dell'esistenza, il residuo fisso di ciò che finisce, come un refrain che siamo stufi di sentire. Piccolo affronta lo stereotipo di petto, lo ostenta, lo disarma con una risata.

Momenti di trascurabile infelicità ha un ritmo scattante di intermezzi shakerati a storielle brevi e a lapidarie asserzioni. C'è dentro la vita, aggrovigliata come una cuffietta dopo che l'abbiamo tenuta in tasca. Speravo di non trovarvi una morale e invece (et voilà) eccola servita. Trascurabilmente.

Francesco Piccolo
Momenti di trascurabile infelicità
Einaudi
140 pp., 13 euro

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Michele Lauro