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Francesco Bianconi, 'La resurrezione della carne' - La recensione

Una fiaba urbana scura e introversa, ironica e malinconica come una canzone dei Baustelle

la resurrezione

La resurrezione della carne, particolare della copertina – Credits: foto © Laura Makabresku

Per il secondo romanzo a tre anni di distanza da Il regno animale Francesco Bianconi, compositore, scrittore e leader dei Baustelle, ha scelto un titolo che evoca i B-movie soft horror ripescati dagli archivi della memoria anni Ottanta: La resurrezione della carne. Un titolo coraggioso e un po' disturbante, una dichiarazione di intenti: "un'idea copia di una copia di una copia". D'altra parte il mondo funziona ormai così.

Zombi, uomini che uomini non sono più. Qurant'anni dopo il leggendario film di Lucio Fulci che insegnò agli italiani ad amare la paura, l'antieroe di Bianconi inventa il soggetto della prima serie di zombi prodotta in Italia. Ma il neogotico cineletterario è solo l'ingrediente retrò di una sfocata e affascinante interpretazione del presente prossimo. Nella Milano post Expo, sfigurata dai postumi della grande sbornia collettiva, Ivan sogna da poeta ma fa i soldi coi morti viventi, puntata dopo puntata. Nel romanzo seguiamo la sua storia. Lui, lei, l'altro. Flaneur postmoderno, Ivan è un disperato Romantico a Milano.

Potrebbe sembrare un plot tradizionale. All'inizio ci sono la routine del lavoro, le interviste, l'apatia, la solitudine. Poi l'incontro fatale, motore del cambiamento. Poi la rivelazione che la felicità è una trappola, una chimera. Infine il dolore, la follia, l'ossessione, la percezione della vita come un orca assassina. Ma il link fra eros e thanatos ha in questo libro risvolti alternativi a quelli classicamente freudiani. Vendetta, colpa e rimorso sfumano tra le pietanze molecolari. Nessuno è totalmente buono, nessuno totalmente cattivo. La verità, se mai ce n'è una, è più fluida che mai. Sul pixel degli imputati siede, non giudicabile, la parola digitale.

Il ritratto di Milano è affettuoso e corrosivo. Della città contaminata dalle anime fuoriuscite dal suo stesso seno, il Cimitero Monumentale sublime architettura di morte, si raccontano la bellezza appartata dei cortili e la prepotenza dei fabbricati del lusso in cui si brinda al design, entrambi devastati dall'orda sanguinolenta. Realtà e fiction si mescolano all'amore-odio per la città d'adozione dello scrittore, nel ricordo della casa di ringhiera in fondo a viale Monza dove Ivan viveva con papà e mamma nel 1979, l'istante in cui un grosso Brionvega fu estratto da un cartone, quando "eravamo noi bambini a centellinare il tempo da dedicare allo schermo, come se ne temessimo le indigestioni".

Il cambio della toponomastica, deciso dal governo di grande coalizione all'indomani di Expo, è uno degli espedienti grotteschi che mantengono accesa la fiammella dello humour. Piazza Steve Jobs introduce alla preziosa chiesa di Sant'Alessandro, la Darsena sta per tornare in assetto pre Expo, corso Buenos Aires e piazza Wagner sono ribattezzati via dell'Oriente e piazza della Bellezza, i giardini pubblici parco Energie per la Vita. Milano è Supergrom, Feltrinelli Books & Things e Very Buono, il supermarket del cibo d'autore che ha preso il posto del cinema Anteo. Milano è sempre la città della pausa pranzo e degli aperitivi, della libertà che va in cerca della dipendenza.

Non è un romanzo sul cibo, ha detto Bianconi, ma sul cibo da twittare. Gli sono grato per aver demitizzato uno dei refrain più pervasivi del nostro tempo, portando Ivan nei gironi infernali della gastronomia di lusso a parlare di cibo con i suoi commensali: "Il food è la moda di più lungo corso che abbia mai visto in vita mia", al punto che nel mondo occidentale il suo valore edonistico (non il piacere in sé ma parlare del piacere di mangiare) ha surclassato quello esistenziale. Il futuro è adesso. Chi si stupirebbe nel trovare davvero in qualche menù il sahimi fusion destrutturato o gli spaghetti di patata fritta con scaglie di tartufo di Alba?

Scariche di adrenalina e di emotività scorrono fra pagine di questo romanzo imperfetto, avvincente anche per il senso di incompiuto che lascia nel lettore. Da Shopenhauer a Tex Willer, Bianconi sfodera senza ostentare un campionario di citazioni colte e cultura pop. Ma è significativo che la scintilla dell'amore scatti sotto la protezione letteraria di Vittorio Sereni, uno dei suoi versi più belli: "Nella morte già certa / cammineremo con più coraggio".

Francesco Bianconi
La resurrezione della carne
Mondadori
161 pp., 17 euro

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