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Dude magazine, grafica free-jazz

Fondare una rivista di carta al tempo del web? Si può, e può anche essere bella.

Niente specialismi, ma un gran gusto per ricerca e sperimentazioni, marginalia e cultura pop. È il caso di Dude magazine , rivista trimestrale di cultura, cinema e arti visive: un assaggio? Date un’occhiata a questa intervista con Carlo Pedersoli aka Bud Spencer (vale la pena anche solo per scoprire che il suo autista si chiama Stalin). Una vera esplosione di idee, in quattro quarti.

A fare da charleston e cassa del magazine, la sua gabbia tipografica severa eppure anarchica: capace di passare senza soluzione di continuità dalle due alle tre colonne, di schierare font in sovrapposizione perpendicolare, di sbilanciare lo specchio di pagina svuotandolo di campiture d’inchiostro, e di giocare con foto a colori e bianco e nero, opaco e patinato. Su tutte spicca per cura e originalità la sezione Curiouser & Curiouser con tanto spazio per i font, amplissimi spazi bianchi e gabbia al cardiopalma. Notevole anche lo spazio dato al reportage fotografico, bellissime le cover.

Il risultato complessivo è un amalgama di buona fattura: agile e composito come una sessione di free jazz, dall’improvvisazione studiata. Certo, quando si improvvisa è facile correre il rischio di trovarsi a correre su binari conosciuti, e l’eco grafico di riviste come l’ottima Studio o Watt si fa sentire; ma d’altronde l’“amalgama” non è altro che una lega a base di mercurio in una percentuale minima del 44%: il bronzo e lo stagno del charleston che segna il tempo leggero della grafica della rivista restano l’anima vera di Dude, forse la migliore.

@giuliopasserini

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