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In tempo di mondiali "Di calcio non si parla"

Francesca Serafini svela la natura della vera magia che appassiona milioni di persone in tutto il mondo: il calcio è una questione di famiglia, ma ci fa capire tutti i cambiamenti dell'Italia negli ultimi venti anni

Di calcio non si parla, copertina Bompiani – Credits: Bompiani 

Nell'anno dei mondiali brasiliani, quando l'attenzione del mondo ha la forma di una gigantesca palla che rotola e rimbalza in ore improbabili (a seconda dei fusi orari) accendendo feste o lutti, nel suo ultimo saggio, Di calcio non si parla  (Bompiani), Francesca Serafini ci racconta la natura della vera magia del mondo del pallone.

Un saggio che è in realtà un libro costruito con una narrazione fitta fitta, come l'architettura di certi passaggi veloci che fanno arrivare il pallone dritto in rete e che prende in prestito il linguaggio del cinema e quello della televisione, dell'arte, della filosofia e della letteratura, amalgamando il tutto con le parole di un "lessico famigliare", che riecheggiano Natalia Ginzburg e che costituiscono il cuore stesso del libro, la sua anima, e che lo rendono completamente diverso da tutti gli altri libri (tantissimi) dedicati al calcio.

"Di calcio non si parla" è un saggio che nasce in famiglia, che racconta una famiglia, quella dell'autrice, in cui si possono ritrovare la maggior parte delle famiglie italiane. E' questa la vera magia del calcio. Nonostante sia uno sport spesso al centro di scandali e fatti di cronaca odiosi, milioni e milioni di persone in tutto il mondo continuano ad esserne ammaliate e lo vivono con costanza, con passione, con gioia o con dolore, a seconda del risultato della squadra tifata. Il calcio è trasversale, non ha classe sociale né un orientamento ideologico.

"Il calcio metteva d'accordo tutti, democristiani e comunisti, nella riprovazione della sua frivolezza", scrive Francesca Serafini, sceneggiatrice, linguista e tifosa di lungo corso della AS Roma e, soprattutto, figlia di Tito e Paola e sorella di Danilo, a cui il libro è dedicato. E sì, perché il segreto del calcio è tutto lì, in quel sentimento originario seppur non originale che ci lega emotivamente e sentimentalmente alla storia della nostra famiglia. E questo vale in Italia come nel resto del mondo.

Papà Serafini perse suo padre da giovanissimo e tra i pochi ricordi che ha di lui c'è quello della partita allo stadio insieme. Così, una volta diventato padre a sua volta, trasmette la stessa passione ai figli, facendo rivivere quel ricordo, facendolo zompettare ed esultare ed abbracciarsi stretti stretti sugli spalti quando qualcuno dal dischetto sta per calciare un rigore.

Di calcio non si parla è un libro in cui il calcio rappresenta soprattutto il punto di fuga per narrare l'Italia degli ultimi venti anni, attraverso il suo linguaggio e le sue passioni. Francesca Serafini attinge a piene mani dai mondi che si intrecciano nella sua esperienza, citando registi e scrittori, intellettuali e opere d'arte di Tiziano. Tutto, alla fine, riconduce a quella palla che rotola su un campo verde, dove - citando Sandro Veronesi (juventino e scrittore) - "ventidue imbecilli in mutande corrono dietro a una palla". 

Il pallone di Francesca Serafini rotola di pagina in pagina, aggregando frammenti di storie, ricordi autobiografici, sensazioni provate per la prima volta, e nel suo rotolare non cede mai alla tentazione del luogo comune né si omologa. Perché è questa la sua magia, il suo miracolo. Lo stile non è mai piatto, mai telefonato come certe punizioni che fanno pregustare il goal e poi escono fuori scialbe e inutili ai fini di gonfiare la rete.

La narrazione della linguista tifosa della AS Roma è come una danza sulle punte, che tocca via via i ricordi più belli e quelli più brutti, le "ferite" che ogni tifoso si porta dentro e che riconosce, annusa in tutti gli altri tifosi, indipendentemente dall'appartenenza di scuderia. E lascia senza risposte un atavico interrogativo: chissà dove finiscono tutte le bottiglie messe in frigo per festeggiare una finale che poi, nonostante il pensiero positivo e i riti scaramantici, viene incredibilmente persa.

Il calcio per Serafini è un "palinsesto", un luogo che racconta i cambiamenti dell'Italia e lo fa nel modo più semplice e diretto, senza bisogno di parlarne, ma vivendolo."E allora è bene precisare subito - scrive l'autrice - che non è il calcio a essere cambiato in questi anni: è cambiata l'Italia. Che sembra aver perso negli ultimi venti l'aspirazione a una visuale migliore". Insomma, il calcio - come l'Italia - non ha mai vissuto un'età dell'oro. Scandali, corruzione, partite vendute e comprate, sono cose che accadevano negli ann '70 come accadono oggi. 

Quand'è che funzionava tutto? A quando si può ricondurre l'ipotetico certificato di "purezza" del gioco del calcio? Secondo Francesca Serafini "E' proprio del bambino cercare di rompere il giocattolo – che sia per saggiarne la resistenza o per capire come è fatto e come gli riesce il miracolo di intrattenerlo – ma finché saremo in grado di ricomporre i pezzi, che ci piaccia o no, il calcio intanto, come tutti i fenomeni destinati a produrre meraviglia, sta lì: solidamente impiantato nella nostra storia nazionale come un monolite abbacinante nel quale ognuno è sicuro di riconoscere i colori della propria squadra – e in quelli i segni di una predestinazione – e attorno a cui in molti continuiamo a saltellare incantati in attesa che si compia un miracolo ancora".

Miracolo, fede predestinazione. Il calcio come religione, o - meglio - come surrogato sacro della prassi religiosa. D'altronde, tra i tanti scrittori e registi e artisti che si sono scervellati per capire l'essenza della forza aggregante di una palla che rotola, Eduardo Galeano è quello che ha trovato la sintesi migliore: "Per quanto i tecnocrati lo programmino perfino nei minimi dettagli - dice lo scrittore uruguayano - per quanto i potenti lo manipolino, il calcio continua a voler essere l'arte dell'imprevisto". E forse non è un caso che la partita che deciderà le sorti italiane in questo mondiale la Nazionale si ritroverà a giocarla proprio contro l'Uruguay.

Di calcio non si parla

Francesca Serafini

Bompiani

Pagine 134, € 10

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