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Libri

Come fare le scelte giuste e costruire una vita felice secondo Rando Kim

Nel suo libro bestseller Dipende da te l'autore coreano diffonde suggerimenti preziosi e rassicuranti. Rivolti ai giovani ma che san parlare anche agli adulti. Panorama.it ha intervistato il maestro della nuova generazione di orientali

Particolare della copertina del libro "Dipente da te" di Rando Kim (Mondadori)

Ha un viso rassicurante, Rando Kim, e le sue parole scritte lo sono ancor di più. "Quando cerchi di ottenere qualcosa, non è fondamentale possedere il talento e le capacità per farlo. L'essenziale è avere il coraggio di impegnarsi a cambiare la propria vita, senza mai arrendersi". Questa è una delle tante lezioni di esistenza che il maestro coreano - professore di Scienze dei consumi alla National University di Seul - impartisce nel suo libro Dipende da te , sottotitolo Come fare le scelte giuste e costruirti una vita felice (edito da Mondadori).

Intitolazioni impegnative, a cui però le 237 pagine del volume tengono fede. Con una scrittura assolutamente chiara e semplice, ma al contempo ricca, l'autore si rivolge ai giovani coreani che stanno affrontando l'università. Intanto però sembra parlare anche ai giovani italiani (e tante sue perle sono utili pure per i meno giovani). Perché, se la vita è un affare complicato, lo è ancor di più quando si è giovani, con tutte le scelte ancora da fare, tanto da dimostrare e molti esami da superare. Tant'è che il sottotitolo dell'edizione coreana è Per il giovane, che è solo nella vita.

In patria Dipende da te ha venduto più di due milioni di copie. In Cina è rimasto per sedici settimane in testa alla classifica dei bestseller e anche in Giappone è stato un successo. Sarà forse per la speranza che infonde e la possibilità di fallire che concede. "Fidati, lascia andare la corda. Non ti farai così male come pensi", scrive. Dai fallimenti e dai dolori nasce la voglia di migliorarsi. L'importante, per Kim, è seguire le proprie passioni. "Mai sottovalutare la forza della passione, è lei a guidarti nella vita".

Si ha paura di essere in ritardo e ormai troppo "vecchi" per qualche traguardo? Rando Kim rassicura e ci presenta il suo orologio della vita: paragonando la speranza di vita di ottant'anni alla giornata di 24 ore, ecco che a vent'anni si è solo alle 6 del mattino, a ventinove anni alle 8.42, a quarantotto anni - l'età di Kim - alle 14.24. C'è ancora tanta parte di giornata davanti!

Panorama.it incontra Rando Kim.

Il suo libro si rivolge ai giovani coreani, ma Dipende da te è stato un bestseller non solo in Corea, anche in Cina e Giappone. Come si spiega questo successo?
"Anch'io mi sono stupito, del successo internazionale ma pure di quello coreano. Penso che dipenda da un problema collegato ai tempi attuali. Quando ero piccolo mio padre mi diceva che avrebbe fatto qualsiasi genere di sacrificio necessario per garantirmi un futuro migliore attraverso un'istruzione di buon livello. Adesso i padri tendono a dire che è importantissimo risolvere i problemi del presente e che per il futuro... boh, non si sa. Questo spirito fa sì che tutto si concentri sul presente e poco sul futuro e i giovani soffrono di ciò a livello globale. Probabilmente è questo il motivo principale del mio successo".

Dipende da te parla ai giovani ventenni alle prese con l'università. Ma tanti consigli che impartisce possono essere utili anche per adulti o persone in difficoltà con il lavoro in tempo di crisi. Che ne pensa?
"Sono d'accordo. Originariamente ho scritto il libro per mio figlio che sarebbe andato all'università. Io sono professore universitario quindi ho scritto concentrandomi sulla possibilità di aiutare lui e gli studenti universitari a fare delle scelte. Poi quando il libro è stato pubblicato in Corea tantissimi adulti mi hanno contattato dicendomi "avresti dovuto scriverlo dieci anni fa perché se l'avessi potuto leggere prima adesso avrei una vita diversa". La stessa cosa vale per i teenager: Dipende da te ora viene letto nella scuola superiore. La cosa mi ha colpito parecchio, mi ha sorpreso che un libro scritto principalmente per mio figlio e per la gente della sua età, ventenne, abbia invece interessato adulti e ragazzi più giovani. Mi sono reso conto che l'essenza dei problemi non cambia, le persone devono affrontare le stesse problematiche sia che stiano lavorando o che vadano a scuola, durante tutta la loro vita".

I dieci comandamenti della Scuola Superiore Geochang che riporta nel suo libro sono quasi scioccanti quanto illuminanti. Si legge: Scegli quel che promette meno guadagni. Scegli quel che sembra non avere futuro. Non puntare al centro, bensì ai margini.
"La lezione che sta alla base dei dieci comandamenti è che la vita è lunga e quindi non è importante il primo lavoro che fai ma l'ultimo, e che devi cercare di crescere nel frattempo e fare sempre del tuo meglio per arrivare a quell'ultimo lavoro che sarà quello soddisfacente per la tua intera esistenza".

Leggendo le sue pagine sembra che il dolore sia il motore della crescita.
"Sì, ritengo che il dolore alla fine possa essere il motore del successo, quanto meno a volte. Perché se uno soffre pensa al problema che lo affligge, che può essere derivato dalla sua natura o provocatogli dalla società, ma nel soffrire si prepara alla soluzione e in questo modo riesce a crescere. Chi invece ha continuamente successo alla fine smette di pensare. Questo successo ripetitivo può dargli un senso di benessere ma in realtà non lo fa crescere".

"Apatia" è un vocabolo che non ama e solo sinonimo di pigrizia?
"No, non mi piace, la parola che mi piace è passione. Simpatia ed empatia vanno bene, apatia no".

Spesso ci diciamo "vorrei ma non ho tempo": è solo una scusa con noi stessi la mancanza di tempo?
"Il tempo è una cosa curiosa, perché in realtà più sei impegnato e più hai tempo a disposizione, e più invece non fai nulla e più ti sembra di non averne. A scuola, ad esempio, se ti stai preparando per gli esami ti rendi conto che più sei occupato e più riesci a organizzare il tuo tempo, più invece non hai voglia di fare le cose e più ti sembra di non avere tempo per farle. Secondo me non bisogna mai dire 'non ho tempo' perché è sempre una questione di priorità e di voglia di agire".

Mi ha colpito molto l'idea di concederci di mollare, per trovare nuova energia. Se siamo in un pozzo appesi a una fune e non riusciamo a risalire, meglio mollare la presa?
"A volte la vita non si sviluppa come avevi pianificato e quindi se fallisci vivi una condizione di frustrazione. Devi però essere consapevole che non è la fine, che c'è sempre un'altra possibilità e molto spesso quella possibilità è inaspettata, imprevista. Quindi a volte ha senso mollare la sfida perché possono sorgere nuove possibilità alle quali non avevi neppure pensato".

Le sue parole sono rassicuranti e infondono fiducia e voglia di fare, conoscere, rinnovarsi. Immagino che abbia ricevuto tante parole di ringraziamento da parte di lettori. Ce ne può riferire qualcuno?
"Ho ricevuto tantissime mail che ho stampato e conservo. Nella stragrande maggioranza dei casi sono molto positive, di ringraziamento, e mi hanno fatto molto piacere. Faccio un paio di esempi: ho ricevuto una lettera da un detenuto che deve trascorrere 20 anni in galera, molto frustrato dalla sua situazione che non accettava pensando: 'uscirò a 50 anni e la mia vita sarà finita'. Dopo aver letto il mio libro mi ha scritto dicendo: 'be', dopotutto quando avrò 50 anni secondo il tuo calcolo sarò soltanto alle 3 del pomeriggio, quindi quando uscirò di galera avrò la possibilità di fare comunque delle cose'. Adesso sta studiando e si sente una persona completamente diversa perché sente di avere un futuro. Un altro esempio: mi ha scritto uno studente che pensava seriamente al suicidio perché aveva fallito agli esami di ammissione a un qualche corso di studio; mi ha scritto: 'ho ritrovato il coraggio di vivere, grazie alla lettura del tuo libro'".

Le generazioni più vecchie, quelle che - secondo lei - fanno di tutto per conservare i propri privilegi a spese di quelle nuove, come hanno accolto il suo libro?
"Ho avuto due tipi di riscontri dagli adulti. Alcuni - attraverso le lettere che mi sono arrivate - si sono dichiarati comunque emozionati dal libro e si sono sentiti ispirati nonostante fossero sessantenni e mi hanno ringraziato. Altri invece mi hanno scritto dicendo: 'ho regalato il libro a mia figlia, mio figlio, i miei nipoti, perché è esattamente quello che avrei voluto dire loro'".

Ha in mente un nuovo libro?
"Ho già scritto un secondo libro, che in Corea è stato pubblicato il 28 agosto. È dedicato alla fascia d'età tra i 25 e i 40 anni, per gli adulti-bambini, persone sufficientemente 'vecchie' per essere considerate adulte ma in realtà non cresciute, che hanno posticipato tutta una serie di decisioni importanti, non hanno ancora imparato a comportarsi da adulti e continuano a fare in modo ripetitivo degli errori. Mentre ero in aereo per venire in Italia ho sentito che è già numero 1 nelle vendite. Spero che possa essere tradotto anche in italiano".

Nel suo libro cita spesso film che prende a mo' di spunto per i suoi insegnamenti. Proprio recentemente un regista sudcoreano ha conquistato l'Italia: Kim Ki-Duk ha vinto a Venezia con Pieta , cineasta però poco apprezzato in patria.
"Personalmente mi piace, forse però è un po' troppo artistico per i coreani. Inoltre sembra essere molto poco femminista, nei suoi film per le donne c'è prostituzione, violenza... L'espressione di questi concetti attraverso il cinema è molto difficile da accettare per i coreani. È un regista assolutamente indipendente, non accetta sponsorizzazioni, fa tutto da solo, e quindi è apprezzabile per questo. Secondo me ha tra l'altro una modalità molto profonda di esprimersi".

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