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Dario Argento, intervista al maestro del brivido

Tra i protagonisti del libro C'era una volta il cinema, il regista parla della carriera, del rapporto con Hitchcock e Tarantino, del suo Museo degli orrori e svela di avere un nuovo progetto cinematografico

Dario Argento

Il regista Dario Argento – Credits: Ansa

Dario Argento è uno dei grandi protagonisti del nuovo libro scritto da Franco Ferrini, dal titolo C'era una volta il cinema. Sottotitolo "Storie, aneddoti, ritratti e battute fulminanti nei ricordi di un grande sceneggiatore italiano" (edizioni Gremese). Ferrini che ha scritto le sceneggiature di più di cinquanta film, tra cui C'era una volta in America, il capolavoro di Sergio Leone, è stato anche uno stretto collaboratore di Argento.

Panorama.it ha incontrato il maestro del brivido, noto internazionalmente per aver dedicato al genere thriller quasi tutta la sua produzione. Il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico ha iniziato la sua carriera dietro la macchina da presa nel 1970 con L'uccello dalle piume di cristallo, fino a giungere nel 2012 al notissimo Dracula. Quarantatré anni costellati di successi destinati a continuare. Adesso Dario Argento parla a 360 gradi della sua vita professionale, del suo Museo degli orrori, anticipa un prossimo progetto. E su un altro mago del brivido, il grande Alfred Hitchcock, ha qualcosa di molto singolare da dire.

C'è stata una pausa nella sua lunga carriera dedicata all'horror cinematografico?
È accaduto nel 1973, quando girai Le cinque giornate, film del filone ottocentesco popolare nel quale recitavano Adriano Celentano e Enzo Cerusico. La storia era ambientata durante i giorni dell'insurrezione milanese contro gli austriaci. Fu una pellicola di critica sociale e politica, l'unica volta che sono, per così dire, uscito fuori tema.

Lei è anche un grande appassionato di Hitchcock, altro grande mago del brivido. Ha visto il film omonimo con Anthony Hopkins, Helen Mirren e Scarlett Johansson?
Sì, l'ho visto e non mi è piaciuto. La pellicola ha realizzato una banalizzazione della vita di Hitchcock. L'esistenza del regista era invece forte, cupa, crudele, intensa anche dal punto di vista sessuale, piena di sensazioni di ogni tipo. L'uomo che viene mostrato nella pellicola appare come un giocherellone, una sorta di bonario stupidone, caratteristiche che non rispondono assolutamente alla realtà.

Quante volte si è occupato di Hitchcock nella sua lunga carriera?
Nel 2005 ho realizzato per la Rai il film tv dal titolo Ti piace Hitchcock? che doveva essere l'episodio pilota di una serie di sette tv movie. Ma poi ne fu realizzato solo uno. È stato il mio omaggio al regista. Nel cast c'era anche Elio Germano. Inoltre ho curato per Sky una serie di film del mago del brivido, commentandoli e presentandoli. Anche questo è stato un omaggio.

Come spiega il dilagare del genere horror-vampiresco sul piccolo schermo, negli ultimi anni?
Il fatto è che le produzioni cinematografiche su questi temi sono molto più costose. Credo che le tecniche di lavorazione con budget limitati non siano in grado di rappresentare appieno il mondo fantastico e i necessari effetti speciali. Per cui ci si rifugia nella tv. Devo però sottolineare che molte di queste produzioni per il piccolo schermo sono realizzate in maniera dignitosa e sono simpatiche da seguire.

Potrebbe anche tornare in tv, allora?
In questo momento non amo impegnare il mio futuro.

Però ha progetti cinematografici.
Sì, sto sviluppando un nuovo progetto cinematografico, ma non è ancora il momento di parlarne.

A proposito di cinema, qual è il regista statunitense che apprezza maggiormente?
Sono molto amico di Quentin Tarantino di cui apprezzo la tecnica narrativa, l'invenzione, il grande genio. Ho visto il suo film Django Unchained e mi è piaciuto molto.

Torniamo adesso indietro nella sua carriera. È vero che Linda Christian voleva lavorare con lei?
L'ho conosciuta al Grand Hotel Flora, il luogo dove mi ero ritirato per pensare e per scrivere il film Opera. Proprio in quell'albergo era ospite anche la Christian, ma abitava nella soffitta, pochi metri quadrati messi forse a disposizione gratuitamente. L'attrice, madre di Romina Power e moglie del mitico Tyrone Power, era ridotta in grande povertà. Quando ha saputo che ero lì, ha chiesto al direttore dell'albergo di conoscermi.

Le ha chiesto esplicitamente di lavorare per lei?
Sì, la prima frase che ha detto, tra il serio e il faceto, è stata "C'è una parte nel tuo film per me?". Questo episodio viene raccontato, in tutti i particolari, nel libro di Ferrini. La Christian addirittura ci raccontò del suicidio del suo cagnolino Billy che era geloso dell'uomo con il quale, in quel periodo, aveva un legame. Il barboncino si gettò dalla finestra. Ma la parte per lei nel film non c'era.

Che impressione le fece?
Era un po' strana, una donna di età incerta, vestita con lusso ma era quasi impossibile immaginare che era stata una delle donne più belle del mondo.

Ci racconta di quella volta che entrò nella gabbia dei lupi per girare il film Dracula 3D?
Anche questo è un capitolo del libro di Ferrini. Accadde prima dell'inizio delle riprese. Ferrini dice che io entrai nella gabbia piena di lupi famelici con il pelo irto e gli occhi di fuoco, mentre emettevano suoni inquietanti per un solo motivo: per il bene del film. La troupe avrebbe apprezzato il gesto ed io avrei conquistato la stima e la devozione di tutti. In effetti fu così.

Infine: il suo Museo degli orrori, a Roma, è ancora in attività?
Certo e si arricchisce sempre di più di materiali. Le spiego di che si tratta. A via dei Gracchi 260, a Roma, c'è il mio Profondo Rosso Store da me fondato nel 1989. È dedicato all'horror, al mistero, alla fantascienza, a tutto ciò che fa tremare di paura ma ha un significato culturale. È soprattutto un punto di riferimento e di incontro per tutti gli amanti del genere. Contiene costumi, libri, oggettistica. Ed è visitato ogni giorno da tanti appassionati, non solo persone comuni ma anche personaggi della cultura, dello spettacolo, della letteratura.

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