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Da Alesina a Krugman, cinque libri per scoprire le cinque star dell'economia

Teorie e originali novità per capire gli economisti top del momento

Alberto Alesina (Credits: Imagoeconomica)

La crisi ha fatto tornare di moda (nostro malgrado) l’economia. Dimenticatevi divi del cinema e del rock’n’roll, lasciate stare sportivi e calciatori: le super star sono diventate i tecnici e gli economisti.
Non più ometti tristi con gilet imbarazzanti, ma veri e propri divi, che ci fanno pendere dalle loro labbra a suon di spread e bond.

Qui cinque eco-star che non potete non conoscere.

1. Alberto Alesina. Bocconiano doc, è un divo vero, almeno nella Hollywood economica. Fa strage di cuori fra le studentesse grazie alla folta chioma e ad un accento inglesizzante che ha maturato in anni di onorato servizio fra Harvard e MIT di Boston.
Con il più schivo Giavazzi, forma la coppia più produttiva di tutta l’editoria economica italiana. Costretti a scegliere solo un libro, meglio buttarsi su Il liberismo è di sinistra (Il Saggiatore).

2. Steven Levitt. E’ un economista giovane (ha da poco passato i 40) e simpatico. Ha trovato il modo di spiegare una cosa noiosa come la teoria economica degli incentivi, con esempi spiazzanti, divertenti e paradossali.
Ha calcolato l’incalcolabile e ha spiegato come la criminalità, l’istruzione, la vita dei lottatori di sumo e i rapporti genitori-figli hanno a che fare con la matematica e l’economia.
E’ un’ eco-star perché è riuscito nel formidabile intento di trasformare un libro sull’economia in un best seller: Freakonomics (Sperling & Kupfer) è un cult ed anche un film. Più star di così, c’è solo Krugman.

3. Paul Krugman. Gli agiografi ufficiali lo descrivono come timido ed introverso, ma per l’ Asia Times è il Mick Jagger dell’economia politica. Ha due gatti (Doris Lessing and Albert Einstein) e una passione per il vintage economico: ha fatto tornare di moda Keynes e pensa che l’unico modo per uscire dalla depressione economica sia spingere l’acceleratore della spesa pubblica e degli investimenti, come negli anni Trenta si fece con il New Deal.
E’ nemico giurato dell’austerity e dalle colonne del New York Times striglia banchieri e governanti di tutto il mondo, tranne uno, Barack Obama, per il quale nutre un debole politico non proprio segretissimo.
L’ultimo libro è End This Depression Now! (Norton & Company): un libro sulla crisi con il punto esclamativo. Un vezzo così è concesso solo alle star.

4. Amartya Sen. Nato e cresciuto in India, ha trascinato l’economia dai lussuosi distretti finanziari, giù, nei bassi fondi, per occuparsi di un problema vero: la fame.
Per primo ha saputo tradurre morale, etica e libertà in termini economici, sviluppando la celeberrima teoria sulle scelte individuali sul benessere degli individui, che gli è valsa nel 1998 il Nobel.
Per capire perché Businessweek l’ha definito la Madre Teresa dell’economia, basta leggere L'idea di giustizia (Mondadori).

5. Raghuram Rajan. Appartiene alla specie migliore, quella degli ingegneri convertiti all’economia: questo fa di lui una persona dalla logica ferrea e dall’approccio pacato, quasi zen (che tradisce le sue origini orientali).
Aveva capito prima di tutti che la crisi stava arrivando: nel 2005 era intervenuto ad un simposio organizzato dalla Federal Reserve e aveva lanciato un grido d’allarme. Allora l’avevano zittito, additandolo come una cassandra economica. Tre anni dopo hanno scoperto che aveva ragione, ma la crisi era ormai scatenata.
Per non ripetere gli errori del passato, meglio leggere Terremoti finanziari (Einaudi), il libro in cui spiega come si propagano, di faglia in faglia, le scosse finanziarie che minacciano l’economia di mercato in cui viviamo.

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