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Cinquanta sfumature di grigio, letto da Daniela Santanchè

Non c'è vittima, non c'è colpevole. Per me questa è libertà assoluta

Daniela Santanchè (Ansa)

Cinquanta sfumature di grigio, letto al femminile. Da Daniela Santanchè*

C’è qualcosa di troppo arrogante nel voler giudicare quel mondo misterioso che è la passione tra uomo e donna. Nessuno può decidere il confine oltre il quale non è lecito spingersi. Non esistono pratiche sconvenienti, i legami si cementificano solo attraverso un darsi all’altro senza limiti. Mi rifiuto di leggere Cinquanta sfumature di Grigio come storia di prevaricazione maschile. Non c’è vittima, non c’è colpevole. C’è tanta voglia di vivere fino in fondo, oltre il muro di ipocrisie e convenzioni. C’è la libertà assoluta, vero orgasmo della vita. C’è l’esclusività di pensieri e corpi, c’è lavoro, impegno e dedizione: c’è l’essenza dell’amore. Qualcuno potrebbe non desiderare tutto questo? Non credo. Non una donna che voglia realizzare la sua natura più vera e  profonda. Che è quella di dominare, portando l’uomo là dove l’uomo vuole andare per sentirsi sicuro e padrone. Come in un gioco di specchi l’apparenza inganna. In realtà Anastasia sa quel che vuole e se lo prende; Grey è un meraviglioso strumento che, come tutti gli uomini, trova la felicità solo riprendendo il possesso del ventre di una donna.

* 51 anni, deputato pdl

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