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Il cibo come non ne ha mai parlato nessuno

Il libro di Francesco Galietti tratta dell'alimentazione come strumento di potere. Un'interpretazione (finalmente) politically uncorrect

In genere il cibo viene considerato o un diritto o un business. Praticamente nessuno ha mai inteso rappresentarlo come un asset strategico, una questione geopolitica, un’arma di conquista. Una visione talmente poco politically correct da attirare immediatamente l’attenzione di chi è alla ricerca di interpretazioni fuori dai luoghi comuni della storia presente. Per questo bisogna dire grazie a Francesco Galietti per aver scritto "Pappa Mundi" (Guerini & Associati): è l’unico testo che affronta il tema al centro del prossimo Expo di Milano senza paraocchi, infischiandosene dei luoghi comuni, superando interpretazioni vecchie e noiose.

Visto da occidente il cibo è un mezzo attraverso il quale gli Stati tessono le loro trame politiche. Anzi, si può dire che la geopolitica è disegnata attorno al cibo e che il cibo è una componente essenziale della geopolitica. Senza capire come il cibo viene usato per combattere guerre "politiche" non si capirebbero le politiche delle sanzioni economiche, che coinvolgono anche il cibo, degli Stati occientali contro i suoi "nemici": ultimo caso è quello della Russia. Ma nemmeno si capirebbe l'egemonia economica americana e le preoccupazioni degli economisti per la crescita economica cinese e nemmeno sarebbe chiaro il ruolo geopolitico dell'Italia all'interno dello scacchiere del Mediterraneo. Dopo questo libro, scritto dal fondatore del centro di scenaristica e rischio politico Policy Sonar, l’Expo dovrà essere visto non solo come la fiera planetaria dell’alimentazione, ma come una specie di esposizione universale di politica economica.

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