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La Cia usava il ‘Dottor Zivago’ contro i sovietici

Un libro rivela che il romanzo di Boris Pasternak venne sfruttato come arma di propaganda

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Uno scorcio della Piazza Rossa – Credits: Thinkstock

Ne ferisce di più la penna o la spada? La Cia ha recentemente rivelato di avere utilizzato Il dottor Zivago come arma di propaganda durante la Guerra Fredda. Il capolavoro di Boris Pasternak fu vietato in Urss e venne pubblicato per la prima volta in Italia nel 1957, grazie all'editore Giangiacomo Feltrinelli, che aveva notorie simpatie per la causa marxista. Gli inglesi, una volta letto il malloppo, suggerirono agli americani che il libro poteva essere efficace per conquistare alla causa capitalista qualche cuore comunista.

Così partì un memo che definiva il romanzo “in possesso di grandi valori propagandistici, non solo per il messaggio intrinseco e la natura provocatoria, ma anche per le circostanze della pubblicazione. Se una grande opera del loro autore più rappresentativo non si può leggere nel loro paese e nella loro lingua, abbiamo l'occasione di far capire ai cittadini sovietici cosa ci sia di sbagliato nel loro governo”.
 
Il memo, da poco declassificato, è stato portato alla luce da Peter Finn e Petra Couvée nel loro libro The Zhivago Affair: The Kremlin, the CIA and the Battle Over a Forbidden Book. Qui si scopre anche che la Cia, appoggiata dal Vaticano, fece tradurre in russo e stampare diverse copie del libro e lo distribuì nemmeno tropo segretamente all'Expo di Bruxelles nel 1958 per farlo arrivare in Urss.

Insomma, in quel periodo funzionava così: armi atomiche, corsa allo spazio, intrighi politici, guerre di spie. E propaganda letteraria. La penna e la spada.

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