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Cellophane, quando la spazzatura parla all'anima

Discariche, topi e blatte sono l'universo del nuovo romanzo di Cinzia Leone, che racconta la Sicilia degli anni '80 e la vita di una disinfestatrice ossessionata dai rifiuti e alla ricerca del senso della sua esistenza, tra dita mozzate e rose gialle

Cellophane di Cinzia Leone, copertina (Credits: Bompiani)

Dopo il primo libro, Liberabile. Storia di un uomo qualunque , la aspettavamo al varco e Cinzia Leone non ha deluso le aspettative. Il secondo romanzo della giornalista e autrice di graphic novel ha un titolo da Standa, Cellophane , e una storia fatta in superficie di sporco e di sangue, di disinfestazioni e discariche dove si recupera il senso di una vita perduta o, forse, mai afferrata pienamente sin dalla nascita.

Cellophane, appena arrivato nelle librerie, è un romanzo ardito che vince una sfida: quella di partire dalla narrazione delle ossessioni inconfessabili di una manager delle disinfestazioni, Aurora Terrasini, per arrivare a raccontare altro. La ricerca in corsa, sudata, ossessiva, del senso di un'intera esistenza. Attraverso i rifiuti il romanzo tratteggia i contorni opalescenti della Sicilia degli anni '80, invasa dalle televisioni a colori, dai soldi (tanti) che non si sa da dove vengono, e dalle cambiali. Una Sicilia che è l’Italia stessa e che brulica di immagini fasulle. Difficile capire guardando i sacchetti di immondizia colorati. Sarebbe meglio se fossero di cellophane, trasparenti, schietti, sinceri. Ma non se ne fanno più così, e da tanto tempo.

Topi, blatte, tarme, cimici e sacchi di monnezza rappresentano l'universo della protagonista, una giovane donna siciliana che, suo malgrado, si ritrova a capo dell'azienda di famiglia. Quell'azienda alla quale non si è mai sentita legata e che si ritrova costretta a guidare quando i genitori muoiono in un incidente stradale. Col peso di una famiglia fantasma sulle spalle, lei, Aurora, nata proprio "grazie" all'improvvisa morte della sorella Sofia, annegata dopo essere stata travolta da un'onda anomala, si ritrova sin da bambina in un posto dove avrebbe dovuto esserci un'altra. 

"Quell’onda anomala, un pericolo fuori da ogni possibile calcolo che nemmeno lui (il padre ndr) che prevedeva tutto era stato in grado di immaginare, causata dalla virata secca di un traghetto che voleva evitare un motoscafo sbucato fuori all’improvviso, o più probabilmente da una piccola scossa di terremoto in fondo al mare, a Sofia, ad appena undici anni, quell’onda era bastata per annegare. E a me aveva lasciato in eredità una vita usata", scrive Cinzia Leone a pagina 38, è la spiegazione della stramba ossessione di Aurora: una passione viscerale per i rifiuti, per la caccia alle storie delle vite degli altri racchiuse in piccoli sacchetti di plastica di cui ci si libera in fretta ogni giorno. 

Perché - dice Aurora - "La spazzatura ci racconta e ci tradisce. Finisce per esserci molta più verità in quello che abbandoniamo che in quello che decidiamo di trattenere". Ma quando trova un dito mozzato in un anonimo sacchetto giallo, la disinfestatrice di professione va in tilt. Deve assolutamente scoprire chi è il proprietario di quel rifiuto umano, quale genere di persona getta via un dito come se fosse la buccia di un mandarino, sul fondo triste di un secchio.

E qui il romanzo di Cinzia Leone spicca il volo, ammarando in discariche a cielo aperto, dal nome sinuoso di una donna che attende in un letto disfatto (Verdeluna), dove suona ogni notte un pianista impazzito dal sangue sudamericano e costretto suo malgrado a vivere in una casa tronfia e colorata come una torta nuziale.

Personaggi. Ce ne sono tanti in Cellophane e ognuno è compiuto, vive di una storia a sé pur intonandosi al coro. Il romanzo è una mappa multietnica della società, i nostri rifiuti sono tutti uguali agli occhi dei disinfestatori. Hanno un odore terribile come certe vite stantie che non aprono le ali, ma a volte ci si possono trovare anche petali di rose gialle, consumate dal tempo ma che emanano ancora e sempre un aroma dolciastro. Il ricordo che resiste tenacemente all'oblio.

Monnezza ed erotismo. Aurora usa gli uomini come materiale funzionale ai suoi bisogni e poi, differenziandoli, li smaltisce con la stessa rapidità che si ha nel lanciare un sacchetto di immondizia in un cassonetto. Va via veloce, Aurora, si allontana, ma proprio in questo sta la sua incredibile carica erotica, che fa tornare in mente le sacrosante parole di Georges Gurdjieff: "Il sesso è come il fumo di una sigaretta, riesce a entrare ovunque, passa sotto le porte".

E le porte di Cellophane sono piene di sesso, non consumato ma sempre lì, presente, nel gesto carico di tensione erotica del vecchio greco, Stavros Aidinis, che con la sua mano esperta percorre le curve di Aurora, lentamente, provocandole un fremito, un guizzo improvviso che non si conclude lì per lì, ma che apre un nuovo orizzonte.  

Lo stile è tagliente, affilato come la punta della matita che Cinzia Leone utilizza per i suoi disegni. Macchie di inchiostro di china rappresentano la pavimentazione di una storia narrata senza esitazioni. Una storia di parole che graffiano e che riescono a distogliere l'attenzione persino dal disgusto provocato dall'immagine di grumi di blatte in movimento sui muri di un hotel in riva al mare. 

La sfida è vinta. Alla fine del romanzo Cinzia Leone riesce a farci amare la spazzatura, tutta, senza escludere nessun sacchetto, nemmeno quello con il dito mozzato messo nel freezer perché non vada a male. L'immagine ricorda invetiabilmente la carota congelata da Efraim Medina Reyes come rito per superare il suo dolore in C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo. Chissà che cosa nasconde la spazzatura di Medina Reyes, quali segreti potrebbe raccontare. Quella di Cinzia Leone è sicuramente tutta da scoprire, e non senza (piacevoli) sorprese.

Cellophane

Cinzia Leone

Bompiani

Pagine 204, € 16

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