Cara tu, lettera a una ex moglie

Un libro spiazzante del giornalista Angelo Mellone su come l'amore possa diventare disamore e quotidiana banalità prima e sordo rancore poi  

Carlo Puca

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Ci sono piccoli libri che lasciano un grande segno. A me è capitato leggendo “Cara tu. Lettera a una (ex) moglie”, scritto da Angelo Mellone per la Add editore (94 pagine, 11 euro).

 

Conosco Angelo da molti anni, come si conoscono i colleghi, da un punto di vista lavorativa: il suo pregio è trattare la politica, il costume e la società con la stessa dignità professionale.

 

Sul piano personale, in apparenza almeno, mi è sempre parso un uomo-ragazzo pieno di gioia di vivere, poco problematico, refrattario alle malinconie del Sud Italia, dal quale proviene (è pugliese di Taranto). Anzi, il suo tentativo letterario più forte è da sempre quello di raccontare, persino costruire, un uomo nuovo meridionale, meno sentimentale e più razionale. Più contemporaneo, insomma.

 

Ecco perché “Cara tu” risulta inizialmente spiazzante. In questo libro, infatti, Mellone utilizza prima di tutto il sentimento, che nella sua visione del mondo è solitamente un oggetto da consegnare al modernariato. Ma poi, leggendo, si capisce che il sentimento, in questa applicazione, è davvero il massimo del contemporaneo. Soltanto seguendo la traccia delle emozioni era possibile far coincidere la storia di Enrico con quelle di «quattro milioni di uomini separati o divorziati».

 

L’amore di Enrico per Marta, dapprima sincero e solenne, si perde nella banalità del rapporto, fino a «non sopportarlo più, a disprezzarlo, persino a odiarlo». E allora tutto si trasforma in disincanto, amarezza e nella delicata ferocia della moglie (presunta) abbandonata che ha cancellato «con meticolosità tutti i bei momenti del passato». Tra avvocati, giudici e tribunali, Enrico diventa così «un numero, di quelli che le statistiche le storie di vita buttano nell’inferno dei nuovi poveri, tra brandine, discount, debiti».

 

“Cara tu”, insomma, è un libro universale perché descrive la condizione degli ex mariti italiani tutti (siano essi nordisti, sudisti, centristi o isolani). Uomini che spesso sono i nuovi poveri del Paese. Uomini che chiedono alle donne di sostituire «il rancore con il rispetto». Perché la fine di un amore non è la fine della civiltà.

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