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L'attentato di Sarajevo: 100 anni dopo le stesse paure

Oggi, come un secolo fa, ci sono polveriere sparse nel mondo e pronte a esplodere in attesa del loro Gavrilo Princip

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Una trincea durante la Prima Guerra Mondiale – Credits: ANSA

Le conseguenze storiche dell’attentato di Sarajevo del 28 giugno del 1914 sono evidenti a tutti: una guerra, la Prima Guerra Mondiale, e 17 milioni di morti tra soldati e civili in soli 4 anni.
Ferma restando questa verità storica, Bloomberg BusinessWeek nel suo editoriale dell’ultimo numero firmato da Peter Coy ci invita a sostituire il 1914 con il 2014 e Sarajevo con Homs o Mosul o Donetsk o il Kashmir o Panmunjom o con le isole Senkaku o con qualsiasi altra zona di guerra che ci venga in mente. "Ora come allora, conflitti per la conquista di piccole porzioni di territorio rischiano di coinvolgere gli eserciti più potenti del mondo. Le polveriere sono al loro posto, in attesa di un Gavrilo Princip che ne accenda la miccia".


Lo avevamo raccontato anche noi: i punti di contatto, a un secolo di distanza, tra quel mondo e quello attuale (seppur diversi) non sono poi così lontani.

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La conclusione a cui arriva Coy, infatti, è che siamo in presenza di una "Sindrome Sarajevo" che ci fa essere molto più vicini oggi alla situazione del 1914 di quanto non lo fosse il pianeta alla vigilia dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Oggi il mondo è tornato a essere multipolare proprio come allora: sul fronte orientale la Cina è una potenza economica crescente ma con un forte risentimento interno, covato in anni di colonialismo straniero; la Russia, seppur in declino economico (leggi qui perché ) ha un dittatore alla guida, Vladimir Putin, che non ha certo messo da parte le mire imperialistiche come insegnano la situazione ucraina e quella siriana. Per non parlare del Giappone, che sta puntando la Cina per il controllo delle isole Senkaku. Ma ancor più grave è l’instabilità in quei paesi che Coy definisce ai "margini": Siria, Iraq, Pakistan, Afghanistan, Somalia, Sudan oggi rischiano di accrescere sempre di più la loro natura di centri "vuoti di potere", covo perfetto per terroristi e criminali. Micce perfette per guerre locali che potrebbero poi coinvolgere interi continenti.

Del resto, come scrive Christopher Clark ne I Sonnambuli: "La prima guerra mondiale è stata la terza guerra balcanica, prima di diventare la prima guerra mondiale" facendo riferimento al declino dell’impero ottomano che aveva lasciato irrisolte troppe questioni tra Italia, Serbia, Austria-Ungheria, Grecia. In quell’angolo di mondo la Prima guerra balcanica (1912-1913) e poi la seconda (1913) furono l’incipit all’attentato di Sarajevo e allo scoppio della Grande Guerra.

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Dunque, oggi come allora? Sì, ma con una differenza: la Grande Guerra c’è stata. "Una delle profonde lezioni del 1914 è quanto rapidamente alcune circostanze possono cambiare da pacifiche a catastrofiche” scrive Clark. I politici di allora vedevano ma sonnecchiavano, capivano ma trascuravano. Chissà se la lezione è servita davvero.

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Leggi l'articolo integrale di Bloomberg BusinessWeek: The Sarajevo Syndrome

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