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Aristotele, il filosofo (ancora contemporaneo) della scienza

Ai giovani maturandi classici era richiesta la traduzione di un brano del padre dell'ontologia

Aristotele ritratto da Raffaello nell'affresco 'Scuola d'Atene' (1519). Stanze vaticane

La scienza al servizio della filosofia, la ricerca sistematica del compendio del sapere e la tensione ontologica per cogliere l'essenza scientifica dell'essere. E' tutto questo Aristotele, il filosofo greco del IV secolo, che stamane i maturandi si sono trovati a tradurre per superare la maturità 2012.

Un testo (e un pensiero filosofico) datato ad oltre 2.300 anni fa, ma che ancora oggi è attuale e ha senso. Durante la sua vita Aristotele esaminò innumerevoli ambiti di conoscenza (dalla teologia alla metafisica, dall'ontologia alla gnosologia) ed è universalmente considerato una delle menti filosofiche più innovative, prolifiche e  influenti del mondo antico occidentale.

A lui, tra le altre cose, si deve la nascita della biologia empirica, di quella passione per lo studio delle specie animali osservate ed esaminate da un punto di vista strutturale, comportamentale e sociale. Figlio di medico, Aristotele crebbe a contatto con l'amore per la medicina e la scienza e trascorse tanti anni in giro per il mondo ad osservare, appuntare e classificare gli animali con un'accuratezza e una completezza che non avevano precedenti. Proprio da questi studi nacque L'Historia animalium un compendio completo che contiene la descrizione di 581 specie diverse, osservate per lo più durante la permanenza in Asia Minore e a Lesbo.

Questi dati biologici vennero organizzati e classificati nel De partibus animalium, nel quale sono stati impiegati criteri di classificazione delle specie in base all'habitat o a precise caratteristiche anatomiche, che sono in gran parte rimasti inalterati fino a Linneo. Proprio dal De partibus animalium è stato tratto il brano della versione per i maturandi di quest'anno. Un'efficace disamina sulla dignità degli animali e una riflessione su quanto noi esseri umani siamo in fondo 'animali' fatti di pelle, sangue, ossa e carni, proprio come gli altri esseri viventi. Però per amare (e tentare di conoscere) l'uomo, è il monito di Aristotele, bisogna guardarne l'interezza e la totalità dell'essere. Diversamente sarebbe come apprezzare una casa solo per i suoi mattoni o il suo tetto, e non per la sua funzione che è, invece, la sua essenza. In epoca di valori immanenti e frivoli un messaggio di questo tipo alle orecchie dei giovani è quanto mai opportuno e contemporaneo.

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