L'età adulta, particolare della copertina
Libri

Ann-Marie MacDonald, cantastorie dei disagi de "L'età adulta"

Incontro con l'autrice di "Chiedi perdono" e "Come vola il corvo" in occasione dell'uscita del suo nuovo romanzo

"Ci ho messo tutto, e ora sono libera. È una bella sensazione."
(Ann-Marie MacDonald a proposito de L'età adulta, il suo ultimo libro appena pubblicato da Mondadori)

Chi conosce la scrittura di Ann-Marie MacDonald sa che i suoi libri non sono semplici, né consolatori. Comunicano i disagi più profondi, partendo dalla sofferenza provata dai personaggi, per poi scavare nell'inconscio, fino ad arrivare a una verità che esiste e consola, anche se trovarla richiede uno sforzo enorme. 

Ne L'età adulta, il terzo romanzo dell'autrice canadese, i fantasmi dell'infanzia bussano alla porta di Mary Rose, scrittrice affermata di libri per ragazzi, apparentemente madre felice di due figli, con una vita piena e una compagna con cui dividerla. Durante una settimana di normale routine familiare, tutto si sfalda: la dimensione domestica diventa un inferno, la sua condizione di madre adottiva un problema. Anche la sua identità sessuale, che ha fatto fatica a far accettare alla famiglia, ma che nell'età adulta rappresenta un fatto acquisito, torna ad essere dominata dal pensiero delle difficoltà che Mary Rose ha dovuto affrontare per affermarla. Un dolore lancinante al braccio, la' dove da bambina le furono trovate delle cisti ossee, manda segnali inequivocabili di disagio, sofferenza, malattia. Mary Rose non può far altro che scavare nei ricordi per stanarne la sofferenza.

I segni sul corpo sono i segni su una mappa. Ti raccontano dove sei stata, e come tornare a casa, così puoi smettere di girare dentro te stessa. Abbassa gli occhi sulla mappa. Alzali al cielo. Dov'è il sole? Adesso cammina. Segui un nuovo percorso, esci dalla foresta.

Scopriamo così che il suo passato è tutt'altro che felice: quando era bambina, "Il tempo si misurava in bambini morti, ossa rotte e trasferimenti. Bisognava esserci per credere che il più delle volte era un vero spasso". E' lì, nella sua infanzia, che la protagonista deve tornare, per ricomporre i tasselli mancanti e scomposti che, solo una volta rimessi in ordine, le permetteranno di "uscire dalla foresta".

Ciò che colpisce, parlandone con l'autrice, è che la storia di Mary Rose è in gran parte autobiografica. L'infanzia in Germania al seguito di un padre che si trasferiva da una base aeronautica all'altra è quella della MacDonald e anche lei, come Mary Rose, è una scrittrice che deve lasciarsi il passato alle spalle.

Le chiediamo come mai le sue storie siano piene di dolore e la risposta è inequivocabile:

"Non sono io che scelgo, sono loro che scelgono me. L'importante è capire che qualcosa è successo e cercare di tirarne fuori la verità. Non importa che ci sia il lieto fine, raccontare la storia è già sufficiente".

Eppure, lo scopo della scrittura non è far sentire meglio il narratore. Scrivere, proponendo storie credibili, deve avere un significato per chi legge:

"Fino a quando non c'è un lettore, un libro non esiste".

Con questa storia, padroneggiata appieno con uno stile complesso e personalissimo, l'autrice riesce ancora una volta a farci guardare oltre. Forse tutti siamo a un passo dalla normalità. Tutti abbiamo bisogno di mettere insieme pezzi di stoffa con frammenti di significato per ricavarne un tessuto. Tutti dovremmo andare al di là degli stereotipi, se serve rompendo qualcosa perché poi la si possa aggiustare.


Ann-Marie MacDonald

L'età adulta

Mondadori, 2015, 344 p.

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