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La ragazzina musulmana di Francoforte non può saltare le lezioni di nuoto: c’è il burkini!

Hai iscritto tua figlia ad una scuola tedesca? I principi della tua religione saranno rispettati il più possibile, ma lo Stato ha anche dei doveri educativi e non ci si può passare sopra. E così accade che anche l’appello presso …Leggi tutto

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Hai iscritto tua figlia ad una scuola tedesca? I principi della tua religione saranno rispettati il più possibile, ma lo Stato ha anche dei doveri educativi e non ci si può passare sopra. E così accade che anche l’appello presso la Corte Federale di Lipsia di due genitori di origine marocchina che volevano che la figlia saltasse i corsi di nuoto della scuola di Francoforte presso cui è iscritta venga respinto. E’ successo la scorsa settimana e la sentenza ha un che di simbolico. Va bene il relativismo, va bene il rispetto per tutti gli usi e i costumi propri di ogni credo, ma lo Stato in qualche modo deve essere anche guida e non lasciare che ogni differenza reclami continuamente i propri “distinguo”.

La storia, come detto, è quella di una tredicenne che si rifiutava (o si rifiutavano i suoi genitori) di partecipare alle classi di nuoto della sua scuola. Non solo si lamentava del fatto di doversi mostrare in costume, ma anche dell’essere costretta a guardare volente o nolente i suoi compagni maschietti a torso nudo. Dopo aver perso una sentenza a Kassel, la ragazza ha fatto ricorso a Lipsia, dove ha perso un’altra volta. I giudici le hanno suggerito di indossare il burkini, il costume tutto di un pezzo che lascia scoperti solo viso, mani e piedi già visto alle Olimpiadi di nuoto di Londra e che in realtà esiste già dal 2007, ovvero da quando fu disegnato dalla stilista australiana di madre libanese, Aheda Zanetti per tutte le donne  che anche sulla spiaggia non possono abbandonare Niqab, Khimar o Hijab.

Insomma, la soluzione c’è, basta applicarla hanno detto i giudici di Lipsia. E per quanto riguarda i ragazzi a torso nudo, beh, la piscina non è l’unico luogo in cui capita di vederne, almeno in Germania, dove quando fa caldo può darsi anche che si incontrino per strada. Sia chiaro, con questa sentenza non si obbligano tutti i ragazzi e ragazze musulmane a seguire queste regole, rimane aperta la libertà di ognuna di queste famiglie di iscrivere i propri figli in scuole diverse, con altre regole e magari nessuna classe di nuoto. Ciò che viene qui ristabilito è l’idea di uno Stato come guida che va incontro il più possibile, ma che non è costretto a piegarsi continuamente al rispetto delle differenze, ovvero ad un modus operandi che forse, nel lungo periodo, invece di portare tolleranza, rimarcherebbe sempre più diversità e mancate integrazioni.

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