Alla metà degli anni '60 la Citroen pensò che fosse giunto il momento di svecchiare la gamma, che all'epoca si basava essenzialmente su tre modelli attempati: la fascia alta era coperta dalla DS/ID, quella intermedia dalla Ami 6 e la fascia utilitaria dalla 2CV, una vettura concepita negli anni '30.

Inoltre la principale concorrente della casa del double chevron, la Renault, stava mietendo successi con la popolare R4, una macchina semplice quanto robusta, affidabile, economica e capiente.

Quando al quartier generale di Saint-Ouen la Citroen decise di mettere mano al segmento utilitarie, tutte le risorse economiche e progettuali erano impegnate altrove e le difficili condizioni finanziarie dell'azienda imposero l'uso delle stesse catene di montaggio della 2CV, alla quale la nuova vettura battezzata Dyane sarà indissolubilmente legata.

Lo stile fu affidato all'ufficio stile della Panhard, casa francese appena acquistata dalla Citroen.

Le similitudini con lo stile del marchio poi scomparso erano evidenti già dai primi bozzetti elaborati da Louis Bionier, che fu poi sostituito da Jacques Charreton in quanto il progetto presentato inizialmente non convinse la direzione Citroen.

Il disegno definitivo vide l'aggiunta di una importante griglia anteriore e dei fari squadrati (in realtà due proiettori tondi inclusi in una ghiera quadrangolare), con le portiere concave per aumentare la rigidità dei sottili lamierati. Le linee spigolose e i colori vivaci anticiperanno la tendenza del decennio successivo, mentre il punto di forza era la configurazione "trasformabile" con il tetto in tela che si apriva completamente. Per il resto la Dyane era una 2CV: stesso motore, stesse sospensioni, stesso chassis.

La prima versione, presentata con due allestimenti, montava il 435cc bicilindrico da 21 Cv, che portava la vettura a sfiorare i 100km/h. L'allestimento superiore prevedeva i sedili imbottiti e la panca posteriore ribaltabile, che nell'entry level era fissa e con i tubolari a vista. Il cambio era al cruscotto, come sulla 2CV. Le sospensioni erano a ruote indipendenti e conferivano alla macchina quel caratteristico "imbarcamento" condiviso con la progenitrice e con la Ami 6.

Dopo la presentazione al salone di Francoforte del 1967 e l'inizio della commercializzazione, sarà presto evidente la spina nel fianco rappresentata dalla permanenza della 2CV in listino e dall'allungo nelle vendite della rivale R4.

Dopo meno di un anno la casa mette mano alla motorizzazione Dyane: aumenta la potenza del 435cc a 26Cv e aggiunge il 602cc della Ami 8 alla gamma. Inspiegabilmente i vertici Citroen faranno lo stesso l'anno sulla 2CV, alimentando ulteriormente la "cannibalizzazione" tra le due utilitarie.

Solamente a partire dal 1974 la crisi petrolifera darà una mano alla piccola bicilindrica, che in quell'anno toccherà l'apice di vendita di 128.000 unità.

La Dyane sarà costruita anche in Iran dalla Saipa, una joint venture franco-iraniana, a partire dal 1968. La versione iraniana differiva dalla Dyane europea per la mancanza delle carenature alle ruote posteriori. Non mancherà una versione furgonata, ribattezzata "Acadiane" e sarà costruita in Spagna negli stabilimenti Citroen di Vigo e in Portogallo nella sede di Mangualde.

La Dyane uscirà di produzione nel 1983, prima della sua progenitrice 2CV, dopo essere stata venduta in oltre 1.400.000 esemplari.

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