L'Italia del 1955 è un paese la cui economia cresce rapidamente. Pur conservando molti degli aspetti del periodo anteguerra (è un paese ancora a forte componente rurale, le infrastrutture italiane sono ancora pesantemente arretrate), gli effetti del piano Marshall e della ricostruzione industriale cominciano ad incidere positivamente. La RAI trasmette da un anno soltanto, e "Lascia e Raddoppia" si guarda nei locali pubblici, dato che nel 1955 ci sono solo 15mila apparecchi TV in tutta Italia. Tuttavia, i dati economici del decennio parlano di un aumento dei salari che raggiungerà punte oltre il 140% di crescita.

La  dirigenza della Fiat, che ancora vendeva le superate Fiat "500 C" (Topolino), è ben consapevole della rivoluzione dei consumi che attende gli italiani. Deve al più presto rispondere allo sviluppo economico del Paese e offrire in breve tempo una nuova vettura di larga diffusione che sia robusta, economica, affidabile e spaziosa. 

Da queste premesse nasce la "600", l'utilitaria che diventerà sinonimo "tout court" del miracolo economico italiano. 

Alla guida del progetto Vittorio Valletta mette l'ingegner Dante Giacosa, uomo di Valletta sin dalla fine degli anni '20. L'azienda annuncia il progetto nel 1953 quando i tecnici dello staff dell'ingegnerelavorano freneticamente per progettare una vettura del tutto innovativa. A partire dal motore, il FIAT "100" da 633cc. a 4 cilindri, monoblocco con valvole non più laterali ma in testa. Inizialmente pensato con un cambio automatico o semiautomatico, l'inaffidabilità dei materiali dell'epoca fece optare per un più tradizionale cambio meccanico a 4 rapporti. La scelta del "tutto dietro" fu dettata dalla necessità di alleggerire la vettura e salvare spazio per l'abitacolo. Lo stesso Giacosa fece da "modello" sedendosi nei primi prototipi per ottimizzare lo spazio per 4 persone. La carrozzeria dalle linee curve fu scelta per risparmiare lamiera.

All'inizio del 1955 la piccola Fiat che avrebbe rivoluzionato i trasporti in Italia, era pronta per la presentazione al Salone di Ginevra. La prima serie manteneva alcune soluzioni stilistiche tipiche del primo dopoguerra, come gli indicatori di direzione fissati sopra al faro e le porte controvento. 

Al salone svizzero la piccola italiana la fece da padrona, catalizzando l'attenzione della stampa internazionale che aveva colto l'essenza innovativa della "600". 

Quando iniziò la vendita al pubblico, il prezzo di listino era di 590mila lire. Per un operaio si trattava di un anno circa di stipendi, mentre ne bastavano sei di un impiegato per coronare il nuovo sogno a quattro ruote. E se non bastavano i risparmi, c'erano le cambiali, da firmare a chili. Ma che cosa importava in fondo indebitarsi? Il morale degli italiani era alto per la prima volta dalla fine della guerra e dagli anni della dolorosa ricostruzione. Il futuro era a portata di mano e ben presto le piccole Fiat diventeranno le protagoniste del traffico dei vacanzieri iniziando a sciamare lungo le corsie delle nuove autostrade italiane che avevano reso l'Italia più accessibile, aprendo la strada al turismo di massa. 

L'anno seguente, nel 1956, la Fiat lanciò la "600 multipla", la prima monovolume della storia. Con tre file di sedili spopolò nella versione taxi. Sulla base della "600" nacque anche un furgoncino, il "600 T". Nel 1961, a soli 6 anni dal lancio della piccola utilitaria, le vetture in circolazione in Italia erano già 2.450.000.


 

La Fiat "600" accompagnò gli italiani fino alla fine degli anni '60, attraverso piccoli restyling e leggeri miglioramenti nelle prestazioni. Ma il successo della piccola torinese passò anche i confini nazionali. Fu infatti costruita su licenza in Spagna, Jugoslavia, Austria, Germania, Argentina. Addirittura oltre la Cortina di Ferro la russa ZAZ presentò una piccola vettura in tutto e per tutto ispirata all'utilitaria Fiat. Dalla piccola "600" furono sviluppate versioni speciali come la "spiaggina" 600 "Jolly", le varie versioni speciali dei carrozzieri italiani oltre alle versioni da competizione allestiti dalla Abarth con i modelli "850" e "1000" TC.


 

La pensione, per la piccola che aveva motorizzato gli Italiani, arrivò quando il "boom" era già un ricordo. Uscì di scena nel 1969 quando l'Italia era radicalmente cambiata da quel marzo del 1955, quando la luce degli anni del miracolo economico fu oscurata dalle tenebre degli anni di piombo e della crisi economica del decennio successivo.

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