A Pyongyang la Guerra Fredda non è mai finita. Una delle nazioni più isolazioniste del mondo, ancora formalmente guidata da un regime comunista, vuole ancora combattere gli Stati Uniti e i suoi alleati sudcoreani.

A suon di propaganda la dittatura mostra i muscoli nelle parate militari cui partecipano migliaia di soldati nelle loro uniformi che ricordano ancora oggi quelle dell'Armata Rossa del secondo dopoguerra.

A nulla sono valsi i tentativi di distensione che si sono susseguiti fin dagli anni di Gorbaciov e della Perestrojka, e neppure l'avvicinamento della Cina alle potenze occidentali ha cambiato l'atteggiamento del piccolo stato storico alleato di Pechino negli anni della Guerra Fredda.

Il programma nucleare di Pyongyang nasce proprio negli anni '80, quando le tensioni tra i blocchi si allentano rapidamente. Il programma nucleare vede la luce accompagnato dall'atteggiamento ambiguo del Paese, che nel 1985 ratifica il trattato di Non Proliferazione delle armi nucleari ma allo stesso tempo rifiuta di sottomettersi alle regolamentazioni dell'IAEA.

Il doppio gioco continua quando nei primi anni '90 gli Usa offrono tecnologia nucleare a Pyongyang in cambio del disarmo. Poco dopo dal Pakistan giunge la notizia che i nordcoreani avrebbero avuto accesso alla tecnologia nucleare da Islamabad. Scattano allora le sanzioni americane che bloccano le forniture di petrolio alla Corea del Nord, che poco dopo fa retromarcia e annuncia lo smantellamento degli impianti nucleari. 

Nel 2003 il regime passa nuovamente all'attacco annunciando il ritiro formale dal trattato di non proliferazione e due anni più tardi dichiara di essere in possesso di armi nucleari. Il primo test risale al 2006, precisamente il 9 ottobre quando viene fatta esplodere una bomba al plutonio di potenza moderata in un sito sotterraneo. Gli Stati Uniti sospendono tutti gli aiuti umanitari ed energetici attivati durante i pochi anni del dialogo precedenti il primo test. Poi, con una virata improvvisa, Pyongyang dichiara la chiusura del sito di Yongbyon senza però permettere ispezioni da parte dei tecnici IAEA.

Nel 2009 ancora una volta la Corea del Nord minaccia gli alleati capitalisti Usa e Sud Corea dichiarando la riapertura degli impianti nucleari e il 25 maggio esplode un altro ordigno sottoterra, questa volta di potenza quasi doppia rispetto al test di tre anni prima. In quest'occasione Pyongyang effettua test con missili a corto raggio e dichiara la propria intenzione di non riconoscere più i confini nati nel 1953 con la fine della Guerra di Corea

Nel 2011 il successore di Kim Jong-Il, il terzogenito Kim Jong-un, prosegue la politica di minaccia dell'uso di armi balistiche e batteriologico-chimiche annunciando l'avanzamento del programma missilistico a lungo raggio, in grado di colpire il territorio degli Stati Uniti. A cui seguirà l'ultimo (presunto) test termonucleare effettuato il 6 gennaio 2016.

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