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Caro Umberto Galimberti, Dio non può essere messo sul lettino

Il cristianesimo è un'ideologia, il cattolicesimo un'agenzia etica: nel suo nuovo libro lo psicoanalista mette in croce la religione. Complici Sigmund Freud e Gustav Jung

Credits: Marco Calcinaro

L’avvenimento cristiano, sostiene Umberto Galimberti in Cristianesimo (Feltrinelli, 448 pagine, 18 euro), ha esaurito la sua spinta propulsiva. E ha svuotato il cielo, contribuendo a desacralizzare l’Occidente. D’altra parte, che senso ha insistere ancora con un Dio di luce, di bene e di giustizia, che invece di incarnare anche il male e l’ombra (come gli antichi dei) li ha vinti e redenti con il sacrificio sulla croce? Così si chiede il filosofo in un’interpretazione psicoanalitica del fatto cristiano. Eppure, basterebbe rileggere La violenza e il sacro di René Girard per vedere di quali delizie il sacro è capace senza la croce, ma tant’è.

Per Galimberti il cristianesimo è un’ideologia, il cattolicesimo un’agenzia etica. E pazienza che la Chiesa continui a generare santi, missionari e martiri, mentre il laicismo continua a pestare il mortaio della tarda scolastica nietzschiana. E a proposito di cieli vuoti, si guarda bene Galimberti dal citare, nel suo saggio, il Teilhard de Chardin che parla di "amorisation" per significare che l’intera natura è permeata dell’amore di Cristo. O, per esempio, Introduzione al cristianesimo , un saggio scritto nel 1968 da un giovane professore di Tubinga, tal Joseph Ratzinger, dove la visione di Teilhard, che influenzerà tutto il Concilio Vaticano II, è costantemente utilizzata per manifestare la teologia dell’incarnazione nella sua dimensione cosmica. Oltre che storica. Sono cose che accadono quando ci si costruisce un bersaglio polemico a propria misura.

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