Arte & Idee

Tutti a teatro ma senza soldi

Il rapporto annuale di Federcultura parla chiaro. Sale piene ma portafogli vuoti (e va sempre peggio)

Il suggestivo scenario del teatro greco di Taormina (Ansa)

Aumenta la richiesta e diminuiscono gli investimenti. Il rapporto annuale di Federculture parla chiaro: la gente ha fame di cultura. Negli anni bui della crisi, dal 2008 ad oggi la spesa della famiglie italiane tra cinema, teatri, mostre e musei è aumentata del 7,2%. Per intenderci, nello stesso periodo, i soldi tirati fuori per i generi alimentari sono cresciti solo dell'1,4%, quelli per il vestiario dello 0,3% e dei trasporti dello 0,9%.

Nel 2011 per cultura e ricreazione sono stati spesi 70,9 miliardi di euro. Un incremento secco, che non ammette repliche e che lascia pochi dubbi su quelli che sono i 'generi di prima necessità' in tempi di crisi. Proprio come nell'antica Grecia il teatro è il luogo dell'esorcizzazione del male, della festa che lascia fuori dagli spalti 'la peste' sociale della quale siamo, purtroppo, malati.

Negli ultimi dieci anni la fruizione dei teatri è aumentata del 17% e la richiesta di offerta segue una linea costante tesa sempre al segno più. E allora perchè le sale chiudono? Perchè i Festival non partono? Perchè le produzioni sono sempre più povere? Perchè mancano i soldi. Aumenta la richiesta e, appunto, diminuiscono gli investimenti.

Dati alla mano Federcultura mostra nel suo rapporto che il bilancio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali è diminuito del 36,4% arrivando ad una stima di 1.425 milioni di euro di spesa contro i 2.120 dl 2001. In rapporto al bilancio totale dello Stato lo stanziamento per la cultura ne rappresenta solo lo 0,19%, mentre è appena lo 0,11% del Pil.

Anche il FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo vede un progressivo svuotamento del portafogli. Nel 2002 disponeva di un tesoretto di 501 milioni di euro ridotto a 411 milioni di euro nel 2012. In dieci anni è un secco meno 17,9%. Se alla già catastrofica fotografia si aggiungono i dati che arrivano dai Comuni (investimento medio pari al 3% del totale del bilancio) e dalle sponsorizzazioni private il quadro è completo.

Gli enti locali non hanno soldi e i privati piangono miseria. Le sponsorizzazioni destinate alla cultura (quindi non solo al teatro) nel 2011 sono state pari a 166 milioni di euro. Dal 2008 ad oggi il crollo è stato del 38,3%. Meno soldi e più incertezze di investimenti pubblici hanno scoraggiato i privati. Gli unici che resistono sono gli enti bancari che con le fondazioni restano la linfa vitale delle manifestazioni teatrali di tutto il Paese.

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