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Arte & Idee

Sandy riscrive il logo "I Love New York" e affonda le gallerie di Chelsea

I galleristi fanno ancora il conto dei danni agli spazi espositivi e alle opere

 

Sembrava indistruttibile New York, compatta, nitida, inossidabile come il logo "I LOVE NY" stampato sui gadget della Grande Mela da oltre trent’anni.  Ma adesso che l’uragano Sandy è passato sulla città lasciando tante ferite, gli artisti hanno pensato di ricreare quel logo adattandolo a un’inferma, ma sempre più amata, New York.

L’idea è stata di Sebastian Errazuriz, trentaseienne artista cileno, residente negli Usa da sette, che ha “allagato” il claim delle famose magliette coprendo la scritta e il cuore con una striscia azzurro­­-grigia che bagna idealmente la t-shirt fino all’altezza del petto.

"Il giorno dopo l’uragano mi trovavo in una galleria di Chelsea, dove l’acqua è arrivata ad un’altezza di un metro e mezzo da terra. Ero molto triste, pensavo agli amici artisti di Red Hook a Brooklyn, un’altra zona molto colpita dall’uragano, che hanno perso studi e case. Ho pensato che quel logo non poteva rappresentare la città di New York in questo momento, e quindi l’ho rimodulato immergendo le magliette nell’inchiostro blu, che ricorda quel metro e mezzo di acqua che ha rovinato opere e gallerie e ha fatto addirittura morti", dice l’artista, il cui studio di Greenpoint, Brooklyn, ha riportato dei danni, seppur lievi, in seguito all’uragano.


Le t-shirt si possono comprare attraverso la galleria d’arte on line Grey Area, sul sito shopgreyarea.com , al prezzo di 40 dollari che comprende 22 dollari per la produzione e i restanti 18 da destinare alle vittime dell’uragano.

L’idea è stata un successo, soprattutto dopo che le t-shirt sono state indossata dall’attore Steve Buscemi e dalla conduttrice Cbs Katie Couric durante una diretta di raccolta fondi.

Sebastian, artista e designer che lavora anche per il giftshop del Moma, ha inoltre creato una seconda versione della maglietta, lavorando stavolta sulla mappa della metro di New York, divisa in due tra buio e luce dalla linea immaginaria che delimitava la città colpita dal black out.

I fondi andranno principalmente a gallerie e artisti del New Jersey e di Brooklyn che dovranno lavorare molto per vedere rinascere i loro spazi. Ma a subire grandi danni sono state anche le gallerie di Chelsea, dove c’è probabilmente la più alta concentrazione, in termini monetari, di arte contemporanea al mondo.


Il distretto dell’arte di Chelsea, una striscia di città assiepata tra la decima e l’undicesima avenue, prossima alla riva dell’Hudson, è diventata un fiume in piena nella notte dell’uragano. L’acqua ha superato porte blindate e sacchi di sabbia infilandosi tra i muri, rovinando le opere di grandi dimensioni lasciate appese alle pareti, le opere delle mostre temporanee, parte degli archivi stipati nei basamenti. Tutti gli opening sono stati rimandati a data da destinarsi e in questi giorni sulle vetrine di Chelsea campeggia solo un "Sorry we are closed", mentre oltre i vetri si intravedono operai al lavoro per rifare pareti, asciugare muffe e pompare ancora acqua fuori dai basamenti.

"Sono stato chiamato martedì scorso da una galleria della 24esima strada a Chelsea, per riparare i danni e poi via via da tutte quelle che si trovano qui" dice Joe Conti, titolare italoamericano di un’impresa edile, "l’acqua era alta quattro piedi e ha fatto tantissimi danni".


"Questa è una perdita culturale enorme, migliaia e migliaia di dollari, ancora non è possibile quantificare", ha detto Zach Feuer, proprietario dell’omonima galleria, alla CNN, mentre dal giorno dopo l’uragano, presso il centro di Long Island di Gloria Velandia, famosa restauratrice specializzata nel contemporaneo, non smettono di arrivare opere d’arte da curare. E le vittime più illustri sono degli Andy Warhol, James Rosenquist, Lucio Fontana e Joel Shapiro.

L’arte che gioca con la realtà stavolta è stata gabbata dalla performance durissima del reale.  

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