Arte & Idee

Il pene: cari uomini, smettetela di preoccuparvi del vostro Lui

È il migliore amico del maschio. Per questo, se il rapporto va in crisi, sono guai. Un libro e una mostra fanno luce sotto la cintura

Sant’Agostino aveva spiegato così l’umana fragilità: affinché l’uomo non si insuperbisse troppo per la sua potenza, Dio decise di punirlo, sottraendogli il controllo sul suo organo sessuale. E costringendolo così a una vita agra in balia del suo pene (almeno fino all’arrivo confortante del Viagra). Studiato fin dall’inizio dei tempi, il complesso rapporto tra il maschio e il suo organo sessuale è ora spiegato nel divertente pamphlet, appena uscito in Gran Bretagna, God’s Doodle, The life and times of the penis, di Tom Hickman (Lo scarabocchio di Dio: la vita e i tempi del pene, pubblicato dalla Square Peg).

"Siamo incatenati a un folle" scriveva Sofocle, qualcosa di più di una parte del corpo. Tanto da chiamarlo spesso con un nome proprio: nei paesi anglosassoni Willy, per Bill Clinton era Willard. Da noi ci pensò Giuseppe Gioacchino Belli nel suo sonetto Er padre de li santi a dargli tutti i nomi possibili ("torzo, crescimmano, catenaccio"). Una magnifica ossessione che, come racconta Alberto Moravia in Io e Lui , è spesso una convivenza difficile.

Hickman, giornalista alla Bbc, parla con ironia di un mondo fallocentrico: da quelli giganteschi disegnati nei bagni delle scuole a quelli perfetti delle statue greche, fino alla maestosa nudità del David di Michelangelo. E quando la regina Vittoria volle ammirare la copia presente nei musei inglesi, dai depositi furono costretti a tirare fuori una gigantesca foglia di fico per non turbare la regina. Ma ancora oggi il pene continua a scandalizzare. Così a Vienna, dove la mostra Uomini nudi al Leopold Museum (fino al 28 gennaio) ha attirato frotte di visitatori (perlopiù donne) ad ammirare sublimi opere di Egon Schiele e Francis Bacon, non sono mancate le polemiche. La locandina ritraeva tre calciatori che in campo mostravano il loro ornamento migliore. Subito censurato con una striscia rossa. "Ci sono momenti della vita in cui questo rapporto è centrale: da piccoli quando si scopre il sesso, da adolescenti quando lo si pratica con entusiasmo e infine nella maturità, dove non dovrebbe essere lui che governa la mente e il cuore. E quando non ci si può più affidare a lui ci si comincia a chiedere se c’è lo spazio per qualcosa d’altro" spiega lo psicoanalista Vittorio Lingiardi. Dal righello di plastica con il quale a 8 anni si inizia a misurarlo (e basta partire da sotto per guadagnare 2 centimetri) alla domanda esiziale: dove si porta, a destra o a sinistra? Scelte di vita.

"Perché in fondo la vita di un uomo si divide in due grandi momenti: quello a pisello duro e quello a pisello moscio" sintetizza il poeta Remo Remotti, il Charles Bukowski italiano. "E tutto sommato è meglio la seconda parte, anche perché a 88 anni posso dirlo: per le donne non fa differenza, guardano ad altro. Siamo solo noi schiavi della virilità e, quando ce ne liberiamo, iniziamo a vivere meglio". I giapponesi dicono che chi lo possiede ne è posseduto e Leonardo da Vinci scriveva: "Sono io a controllare il mio pene o è lui che controlla me, che mi comanda a bacchetta? Non c’è dubbio, il pene ha una mente sua".

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