Curata da Giacomo Lanzilotta, organizzata anche in occasione del "Festivalfilosofia 2017" - dedicato quest’anno alle Arti - la mostra al Museo della figurina di Modena approfondisce una forma d’arte molto diffusa nel ventennio tra la due guerre mondiali, quella dei calendari da tasca, i cosiddetti ‘calendarietti del barbiere’. In mostra ottanta pezzi (per un totale di oltre 300 immagini), in un percorso espositivo suddiviso per tematiche che spaziano dalla profumeria alla seduzione fino al fascino dell’Oriente, passando per letteratura e spettacolo

Le date

"L’arte in tasca. Calendarietti, réclame e grafica 1920-1940" sarà aperta al pubblico dal 15 settembre 2017 al 18 febbraio 2018 nei seguenti gorni e orari:

da mercoledì a venerdì 10.30-13; 15-19
sabato, domenica e festivi 10.30-19
lunedì e martedì chiuso

Orari per il festivalfilosofia
venerdì 15 settembre: 9-23
sabato 16: 9-01
domenica 17: 9-21

Dove

Ad ospitare l'esposizione, il "Museo della figurina", Palazzo Santa Margherita, Corso Canalgrande n. 103 – Modena

Perchè è interessante

Specchio dei gusti, delle tecniche pubblicitarie e dei consumi del secolo scorso, i calendarietti rappresentano documenti preziosi anche dal punto di vista della storia della grafica e più in generale dell'arte, poiché frequentemente disegnati e firmati da artisti famosi, caratteristica che li distingue dalle figurine, i cui autori sono spessissimo ignoti.

Quella tra il 1920 e il 1940 è la stagione più felice per i calendarietti e la micrografica, sia per l’apporto di illustratori di grande richiamo – da Codognato a De Bellis, da Carboni a Romoli, solo per fare qualche nome – sia per lo stile di cui erano significativi testimoni: quei prodotti rappresentavano il risultato di un’estetica nuova, ricca di fascino ed eleganza, che presto si definì come l’imperante gusto déco, linguaggio figurativo fondato su una ricercata armonia geometrica, ridondante di motivi ritmici, dove le storie erano spesso rappresentate in ambientazioni da sogno, tra le profusioni d’oro e di argento che ne ornavano le pagine.

Il calendarietto, oggetto di collezionismo e veicolo pubblicitario 

Profumato con qualche essenza spesso reclamizzata all’interno, nel suo formato più diffuso il piccolo almanacco si presentava in forma di libriccino di dodici o sedici facciate. Ciò che poi lo ha fatto diventare un genere artistico autonomo e oggetto di collezionismo, sono stati i suoi contenuti, le pagine a colori finemente illustrate, in cui i mesi del calendario campeggiavano all’interno di una tematica: la bellezza delle dive del cinema, le avventure d’amore, gli eroi e i grandi personaggi della storia, il fascino dei paesi esotici e tutto ciò che poteva offrire innocenti evasioni della fantasia, ispirate dalle immagini seducenti e dalle fragranze che quelle pagine emanavano.

Ma al di sopra di ogni altra cosa, è stato il mondo della bellezza, dei profumi e dei cosmetici il tema dominante che ha influito non poco per la fortuna stessa di questo genere artistico: il legame tra i calendarietti tascabili, la loro profumazione e le correlate réclame delle diverse case produttrici è stato infatti uno dei fattori più importanti per la loro stessa popolarità, permettendo che quei piccoli foglietti illustrati fungessero da veicolo pubblicitario gradevole e duraturo nelle tasche di intere generazioni.


© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Klimt Experience al Mudec di Milano

Fino al 7 gennaio 2018, un excursus multisensoriale nell’universo pittorico, culturale e sociale dell'artista della Secessione viennese

Commenti