Arte & Idee

La Gioconda e i paesaggi nascosti

Due studiose, capaci di vedere il mondo con gli occhi del passato, svelano i luoghi ritratti dai grandi artisti

Si definiscono "cacciatrici di paesaggi" perché riescono a risalire perfettamente ai luoghi dipinti negli sfondi dei grandi capolavori del Rinascimento. Olivia Nesci, geomorfologa all’Università di Urbino, e Rosetta Borchia, pittrice e fotografa, si sono trovate nel 2006 e hanno iniziato una caccia alle location celebri, scoprendo dopo 2 anni di studio cosa c’è dietro le spalle di Monna Lisa.

"Tutto è iniziato da una collina, perché le colline non sono tutte uguali" racconta Borchia. "Stavo fotografando il paesaggio intorno a Urbino e ho riconosciuto una piccola altura che è alle spalle del ritratto di Federico da Montefeltro di Piero della Francesca. Ho chiesto aiuto a Olivia, perché sostenesse la mia intuizione, e da lì abbiamo iniziato a lavorare insieme, a girare il territorio, a ricostruire il paesaggio come era 5 secoli fa".

Un lavoro fatto di studi geologici e storici e di una conoscenza totale del territorio. All’inizio non è stato facile: "Vedevamo cose che gli altri non vedevano, ci prendevano per visionarie". Invece, dopo avere analizzato cinque dei più celebri dipinti di Piero della Francesca, hanno affrontato la Gioconda. "Si era sempre pensato che Leonardo avesse immaginato un paesaggio metaforico, invece quel luogo esisteva ed era il ducato di Urbino, la corte che attirò tutti i grandi artisti del Cinquecento". Sul loro studio hanno appena pubblicato il volume Codice P (Electa, 143 pagine, 29 euro). "Per decriptare Leonardo ci voleva un codice. La chiave è stata capire che lo sfondo era stato compresso, tanto da modificare talvolta il paesaggio. Leonardo nascondeva, ma non immaginava nulla".

Adesso l’aspirazione è creare un museo unico al mondo: "Fatto di balconi dove affacciarsi e vedere con i nostri occhi lo stesso paesaggio che vedevano i pittori".

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