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Arte & Idee

Borghesia & nostalgia: quando Dante non valeva come Baricco

Perdute le gerarchie dei valori, non sappiamo più distinguere il bello dal brutto. Parola di Steiner

Il saggista francese Geroge Steiner. Il 30 settembre sarà al festival Torino spiritualità

Pieni come siamo di sociologi esperti nel battezzare i nostri tic, ci serviva invece un grande critico letterario, George Steiner, per spiegare che l’attuale crisi della cultura, madre di tutte le débâcle, è iniziata con la crisi della borghesia: di quella élite, cioè, che non soltanto riassumeva in sé i valori perduti, ma che di quei valori, soprattutto, stabiliva una rigida gerarchia.

Perché questo è il punto. Scomparsi il rosso e il nero, ogni colore conta ormai almeno 50 sfumature, sbavature: sfocature confuse in una cataratta culturale dove tutte le differenze scompaiono. Spariti gli steccati fra la civiltà occidentale e il resto, fra i dotti e gli ignoranti, fra gli strati sociali superiori e inferiori, maturità e giovinezza, uomini e donne, è sparita pure quella demarcazione che separava "il più alto dal più basso, il più grande dal più piccolo: la civiltà dal primitivismo arretrato, il sapere dall’ignoranza, il privilegio sociale dalla sottomissione (...) e dove 'da'" scriveva Steiner "significava anche 'al di sopra di'".

Rara lungimiranza nelle parole che il critico, ancora immune dalle minacce del politicamente corretto, poteva scrivere nel 1970 prevedendo l’orda di "controculture e aggregati di nozioni sparse, personalizzate e ad hoc" che avrebbe sostituito le distinzioni fra ignoranza e sapere, e che adesso echeggiano nel cinguettio di Twitter come nel goffo sogno wikipedico di una "cultura democratica". Ma democratica e veramente interattiva ("In ogni opera l’eco, il riflesso, l’allusione a opere precedenti la tradizione") era la cultura borghese, notava Steiner, quando l’epica omerica e virgiliana come la poesia di Ovidio e Orazio erano dominio di ogni liceale degli anni 40.

E se, venendo ai nostri borghesi, avevamo avvocati, medici e notai che almeno fino agli anni 60 padroneggiavano Fëdor Dostoevskij e Marcel Proust quasi quanto i loro tomi professionali, oggi, invece, a chi deve insegnare letteratura nelle scuole subito dopo un quesito su Dante si chiede nei quiz di indicare l’autore di Oceano Mare . Come distinguere allora fra alto e basso, bello e brutto, Dante e Alessandro Baricco? Non lo sappiamo più.

Siamo vittime inconsapevoli di quella maldigerita lezione sul postmoderno tanto caro a chi gridava "Borghesi tutti appesi". Sacrosanta, la conquistata possibilità di applicare la medesima analisi a un testo alto e a uno basso (alle Rime di Petrarca come ai fumetti di Tex Willer) è divenuta invece la perversa equivalenza dei testi tout court. La possibilità di analisi è diventata equipollenza di valore. Così Petrarca può valere quanto Tex. Oceano Mare può valere quanto la Commedia. E la lezione di Steiner, inascoltata, non vale più nulla.  

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