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Classe dirigente, è stata la corruzione a distruggere la selezione dei migliori

Secondo Giulio Sapelli il neobonapartismo mediatico sta distruggendo ogni possibile configurazione di élite politica in Italia

Giulio Sapelli (Foto Ansa)

di Giulio Sapelli*

È il neobonapartismo mediatico che sta distruggendo ogni possibile configurazione di élite politica in Italia. Del resto, se la pretesa è quella di formare élite politiche con le primarie, il risultato è che ci si ritrova una classe dirigente di esperti di avanspettacolo, al massimo dei facitori di relazioni mediatiche. Un tempo (non un secolo fa, due decenni al massimo) la formazione politica prevedeva un lungo tirocinio nei consigli comunali, provinciali, regionali, una cultura politica. E la sfera politica era accessibile al figlio dell’impiegato come al figlio dell’operaio. Il risultato della selezione della classe dirigente per via mediatica è stato invece quello di escludere dall’élite politica questi ceti, restituendoli alla marginalità sociale. Soggetti che venivano invece normalmente assunti nella sfera pubblica decisionale quando i partiti erano ascensori sociali collettivi, capaci di creare classe dirigente. Solo che in Italia i partiti a un certo punto muoiono. Si tratta di un curioso caso di suicidio-omicidio. Votandosi a un pragmatismo senza progetto e senza cultura politica i partiti infatti si consegnano all’inutilità e quando arriva il ciclone robespierriano di Mani pulite i partiti sono strutture già inermi, facili da abbattere, ectoplasmi già capitolati sotto il maglio delle privatizzazioni internazionali e logorati dalla corruzione. Da qui il costituirsi della magistratura come potere autonomo, surrogato da un’alleanza con la sinistra giustizialista. Che però non fa in tempo a festeggiare la sua vittoria di Pirro trovandosi sepolta anche lei sotto le macerie della politica. Ma il primo colpo i partiti se lo sono dati, ripeto, da soli: usando la corruzione per farsi la guerra tra di loro. E così, invece di riformarsi e ripartire su basi nuove, si sono fatti asfaltare. Lasciando il potere al denaro

Perché questa è la verità vera: oggi in Italia comanda chi ha i soldi. Vince il particolare guicciardiniano insomma. Di Niccolò Machiavelli, dell’egemonia cioè della cultura e della politica, s’è invece perduta traccia. I risultati li abbiamo sotto gli occhi: una società bloccata, divisa in caste e fazioni, assenza di cultura politica e di vere élite. Se vedo nuove classi dirigenti all’orizzonte? No, non le vedo. Colgo un palpito di vita nel volontariato cattolico. Ma non parlatemi delle riunioni di Todi: se mio padre, operaio cattolico e comunista, avesse veduto seduti allo stesso tavolo il presidente delle Acli e Luca di Montezemolo... È morto prima e s’è risparmiato questo spettacolo.

*storico dell’economia e ordinario alla Statale di Milano

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