Cello Suites  - Ana Quaresma, Dirk Segers Zurcher Ballet  - photo ©Peter Schnetz DSCF6451
Arte & Idee

Cello Suites, Bach diventa danza senza tempo

Al teatro alla Scala le coreografie di Heinz Spoerli: violoncello e movimenti astratti per "far vedere" la musica

La musica immortale di Bach e movimenti classici, stilizzati della danza chiamati a “far vedere” la musica oltre l’ascolto. Il Teatro alla Scala di Milano apre il suo palcoscenico al mondo di Heinz Spoerli, noto coreografo svizzero a lungo direttore del Balletto di Zurigo, con un balletto molto lontano dal solito repertorio. Cello Suites, che debutta stasera 5 marzo  (dopo un’anteprima di beneficenza in favore di Lilt – Lega italiana per la lotta ai tumori) è infatti un balletto creato sulle note della Suite per violoncello solo,  musica da camera, intima, non semplice ma che grazie a Spoerli  ha la capacità di fondere ascolto, emozione, estetica  e movimento in una percezione tridimensionale di danza. Nulla è separato, tutto è senza tempo e quindi estremamente moderno.

“Ho  creato coreografie su musiche di ogni genere” ha raccontato Spoerli, a Milano per preparare i ballerini scaligeri “ma Bach ha un sapore immortale, non appartiene ad alcun genere. Quando lavori con Mozart, sei comunque portato a creare un lavoro “mozartiano”. La musica di Bach invece sfugge all’esperienza romantica o barocca. E’ senza tempo, supera ogni epoca ed è aperta a qualsiasi suggestione”. L’esperienza e la formazione di balletto classico di Heinz Spoerli ha fatto il resto.

“Volevo fare qualcosa di classico, basato sulla mia formazione. Ho studiato Bach in molti modi, persino attraverso l’analisi matematica ma quando mi sono lasciato andare ascoltando le mie emozioni, la coreografia è uscita spontanea”.

Spoerli lavora su Bach da tempo, firmando le coreografie sulle Variazioni Goldberg e quindi le Suites per Violoncello solo. Per le prime tre suite (da ricordare, scritte da Bach per la danza) si è ispirato agli elementi primoridiali di Terra,m Acqua e Fuoco. Cello suite invece è un balletto in tre blocchi interamente ispirato all’aria, al vento. Qualcosa di etereo dunque, estremamente immateriale reso con assoli, passi a due, passi a tre ensemble e quindi ritorno all’assolo. Ogni blocco coreografico (separato da una brevissima intrerruzione per rendere più agevole il rapporto con lo spettatore) è caratterizzato da un colore diverso dei costumi (rosso, verde e blu) e la musica è suonata dal vivo dai violoncellisti dell’orchestra scaligera (si alternano Massimo Polidori e Sandro Laffranchini).

Cello suites può sembrare quasi un azzardo per il tradizionale pubblico scaligero, ma rappresenta un’interessante operazione di rinnovamento che non è destinata a esaurirsi con le 9 recite in cartellone dal 5 al 19 marzo. Il sovrintendente del Teatro alla Scala Alexander Pereira ha infatti annunciato l’intenzione di dedicare ogni anno una prima di balletto alla musica da camera, partiture con cui si sono confrontati e ancora si confrontano non pochi e importanti coreografi internazionali. Le ragioni alla base di questa scelta non sono poche: svecchiare il repertorio, affinare il gusto del pubblico con nuove suggestioni, chiamare pubblico nuovo e avere a disposizione coreografie adatte anche a ballerini più maturi, meno virtuosisitiche ma capaci di valorizzare l’esperienza interpretativa.  Si comincia con Cello Suites. Tra gli interpreti Nicoletta Manni, Claudio Coviello, Virna Toppi, Antonino Sutera, Mik Zeni.  

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