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La casta politica ha fatto da paravento alle altre caste

Secondo Carlo Galli il potere sta altrove rispetto alla sfera politica...

Carlo Galli (Foto Ansa)

di Carlo Galli*

Solo l'assurdo populismo ormai dilagante poteva far credere che la causa dei mali italiani e della crisi in cui siamo precipitati risieda nel peso delle pensioni e delle retribuzioni dei parlamentari. Una tesi che rigetta chiunque conosca la vera priorità dei guai nazionali. E il problema dell’Italia non è l’alto stipendio dei parlamentari (che piuttosto sono male adoperati), il problema è che l’Italia è un immenso sistema di caste. Fra le quali quella politica non è affatto la più influente o potente. Anzi, essendo la più esposta è per ciò stesso quella che si presta a essere il bersaglio più facile. La colpa della politica quindi, prima ancora della sua autocostituzione in corporazione chiusa, è stata proprio quella di avere abdicato al suo ruolo, assecondando l’onda populista nella presunzione di cavalcarla. Così facendo invece ha solo perduto la legittimità per mettere freno agli altri gruppi di potere organizzato: da quelli dell’economia alle mille corporazioni presenti nel Paese. Del resto abbiamo assistito negli ultimi decenni al tramonto stesso dell'elite politica. Élite che aveva svolto bene o male un suo ruolo di guida delle dinamiche sociali prima che l’onda anomala della globalizzazione neoliberista travolgesse tutto. 

Dobbiamo prendere atto che oggi, non solo in Italia, il potere sta altrove rispetto alla sfera politica e che a governi palesi, democratici, si sono sostituiti poteri opachi. Di questa deriva, insisto, sono naturalmente colpevoli le stesse élite politiche che subordinandosi alle dinamiche economiche hanno fatto propria l’ideologia neoliberista. All’interno di questa concezione del mondo postpolitica l’ascensore sociale, messo in forma da politiche di equa redistribuzione, viene sostituito dall'ideologia del merito, dalla presunzione che chi vale emerge comunque malgrado condizioni di partenza proibitive. Solo che ora il gioco si scopre: il neoliberismo comincia con il promettere benessere a tutti ma poi finisce per produrre debito e malessere generalizzato. Lasciando però esposto il ceto politico alla furia popolare. Certo, la politica tradizionale era legata agli stati nazionali, modelli fatalmente al tramonto. Ma c’è un’alternativa possibile oggi rispetto agli stati nazionali che è quella dei grandi stati sovranazionali. L’Europa democratica potrebbe essere schmittianamente uno di questi grandi spazi politici. Inutile dire che stiamo parlando di un’Europa politica vera.

*ordinario di storia delle dottrine politiche all'Università di Bologna

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