Arte & Idee

Padova, Cappella degli Scrovegni: chi sta uccidendo Giotto

Un auditorium, un grattacielo e un parcheggio minacciano l'opera. Con buona pace di amministratori e intellettuali

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Una città in balia dei barbari. Non c’è da stupirsene: gli architetti non lasciano in pace neanche Venezia, figuriamoci Padova. Così, molti anni fa, iniziai a bombardare e, sull’onda di un referendum, riuscimmo a fare abbattere il cosiddetto avancorpo, una sagoma di acciaio che affiancava, mimandone i volumi e sopravanzandola, la Basilica degli Eremitani. Una volta abbattuto l’orrido avancorpo è sembrato necessario fare un altro concorso per colmare uno spazio che è perfetto vuoto. Ma le torture non erano finite: ed ecco allora, in uno degli spazi più straordinari del mondo, Prato della Valle, concepire e realizzare la perversa idea di un trenino con stazioni in vista. Difficile evitarlo, nonostante le proteste di migliaia di cittadini. E non bastava: ecco allora, in pieno centro, il monumento a non so che (naturalmente una nobile causa) dell’architetto Daniel Libeskind. Una specie di paravento in acciaio e vetro di cui è impossibile riconoscere il significato simbolico.

La vittima predestinata era circondata: al centro di questi scempi c’è infatti la Cappella degli Scrovegni con gli affreschi di Giotto. Apparentemente risparmiata fino a ora, in realtà è stata aggredita, se è vero che in nome di non chiare esigenze di tutela le è stata agganciata alle spalle, con funzione di unica entrata, una macchina diabolica, come un polmone, nel quale purificare i visitatori contingentandone l’accesso. Una trovata insensata che ha per sempre chiuso l’entrata principale, coperto il pavimento con una pedestre pedana e non ha offerto alcuna garanzia in più agli affreschi. Sarebbe probabilmente bastato un intonaco sui muri esterni della cappella per proteggere il laterizio: un’idea troppo semplice e poco costosa per essere presa in considerazione.

Aggredita la cappella, occorreva renderla fragile. E, con tanto spazio nel centro storico, non è sembrato vero fare un parcheggio sotterraneo in prossimità della cappella con una vistosa cementificazione, conseguente allo scavo, che ha modificato l’assorbimento delle piogge nel terreno. Ma è troppo poco: occorreva anche progettare un nuovo auditorium, per "horror vacui", a meno di 200 metri dalla cappella. E dove, se non lì, si doveva costruire un auditorium? Che cosa c’è di più e di meglio di Giotto a Padova?

Non basta. Non si può lasciarlo stare. Per chi verrà a vederlo occorre anche preparare un grattacielo alto 104 metri. Comunque meno grave della costruzione dell’auditorium, la cui falda è in collegamento con quella della cappella.

La città è addormentata. Ma un gruppo di intellettuali, convinti che Giotto sia un dono che Padova non intende fino in fondo, ha firmato un appello che non chiede, come sembrerebbe logico, la rinuncia al progetto, probabilmente già approvato da enti locali e soprintendenza, ma più timidamente di "realizzare opere di massima salvaguardia del sottosuolo" della cappella. Ovviamente hanno firmato, con l’appassionata studiosa Chiara Frugoni, molti per sentito dire, fra i quali l’americano Keith Christiansen e naturalmente Tomaso Montanari, Salvatore Settis e perfino la modesta Alessandra Mottola Molfino e l’inconsistente Franco Miracco.

I firmatari di un appello sono, generalmente, una casta di automi, convinti di essere buoni, saggi, puri. E inevitabilmente inascoltati. È, evidentemente, un rischio che corrono anche in questa occasione. Ma, in tempi di crisi, basterebbe convincere le autorità locali che il migliore auditorium, per produrre una musica interiore, è proprio la Cappella degli Scrovegni; e che nessun grattacielo potrà salire così in alto, per avvicinarci a Dio, come la Cappella degli Scrovegni, con i pensieri che toccano il cielo. Quanto al parcheggio, basta arrivare in treno. La Cappella degli Scrovegni è poco lontana dalla stazione ferroviaria.

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