Arte & Idee

Architettura: Milano, la città che sale

Viaggio fra i grandi progetti dei migliori architetti al mondo che stanno cambiando faccia al capoluogo lombardo

di Giuseppe Frangi

Un manipolo di premi Pritzker all’opera in contemporanea, su progetti diversi, tutti in una stessa città. Per intenderci: il Pritzker è il Nobel dell’architettura, viene assegnato ogni anno, e la città in questione è Milano. Difficile trovare qualcosa di equivalente in Europa, a testimonianza di una rivoluzione che, a pezzo a pezzo, sta trasformando il volto della metropoli. Non c’è zona della città che non abbia un cantiere in corso o in via di allestimento.

Si comincia da nord, dove a Porta Volta è stata messa la prima pietra per la Fondazione Feltrinelli: un progetto magnifico, elaborato dal duo svizzero Herzog & De Meuron (Pritzker 2001, autori del celebre stadio di Pechino). Due strutture gemelle, con un’intelaiatura regolare e leggera che si allunga per oltre 300 metri sulla linea delle antiche mura spagnole. Pochi passi più in là la città invece si alza tutta in verticale con il grande complesso di Porta Nuova, che ha cambiato lo skyline di Milano. Protagonista è Cesar Pelli, autore della torre che supera i 200 metri e della grande piazza appena aperta (intitolata a Gae Aulenti, una delle ultime esponenti della scuola architettonica milanesi). A chiudere la serie c’è la mole snella del Palazzo Lombardia disegnato da Ieoh Ming Pei, Pritzker nel 1983.

Ancora un salto a nord per trovare gli immensi spazi delle aree ex Falck, dove è stata definitivamente approvata la costruzione della nuova città della salute: qui sarà Renzo Piano (Pritzker 1998) a firmare il progetto, da 150 mila metri quadrati, a Sesto San Giovanni. Se si scende a sud, si incontrano altri due cantieri estremamente ambiziosi. Il primo è quello del nuovo Campus Bocconi, firmato da Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa (Pritzker 2010). Sono 17 mila metri quadrati di edifici poggiati su colonne, leggeri, a forma di cellule arrotondate, coperti da un involucro lucido che alterna parti trasparenti e parti opache. A 1 chilometro di distanza, la trasparenza è la cifra che caratterizzerà anche la futura Cittadella di Prada, affidata al genio estroverso di Rem Koolhaas (Pritzker 2000). Sarà un complesso cintato sull’area di un’ex distilleria da cui svetterà (nel 2014) una torre di vetro, un magazzino-espositore verticale che fungerà da landmark.

Il tour della città passa poi per il Museo delle culture, di David Chipperfield (curatore dell’ultima Biennale), un affascinante edificio che si apre come un grande scrigno luminoso nel cuore dell’ex Ansaldo. Infine si approda al cantiere più discusso della città, quello di Citylife, dove Daniel Libeskind (l’autore delle nuove Torri gemelle) e Zaha Hadid (Pritzker 2004) stanno terminando due grandi complessi di edilizia abitativa, molto futuribili e di gran lusso. Alle loro spalle si alzerà la torre di 202 metri, futura sede delle Assicurazioni Generali, firmata da Arata Isozaki, mentre nella zona del Portello si vedono già i giardini di Charles Jencks e Andreas Kipar.

C’è un filo conduttore in questo sviluppo ambizioso? La chiave è quella della velocissima internazionalizzazione di una città che ha sempre conosciuto grande qualità architettonica ma sempre prodotta in casa. Ora invece si sono rotti gli argini, forse anche per un effetto di trascinamento dell’Expo. Si può stare certi che la Milano che verrà è una città destinata a sorprendere e farci stare con il naso all’insù.

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