Cinema

A Venezia "Sacro GRA" di Gianfranco Rosi: le vite di una brulicante Roma periferica

Documentario in concorso, racconta con fascino delicato la realtà attorno al Grande Raccordo Anulare. Il regista: "In un luogo privo di identità ci sono personaggi con fortissima identità"

Il Grande Raccordo Anulare, nome in codice GRA, è la più estesa autostrada urbana d'Italia. "Circonda Roma come un anello di Saturno". Con queste premesse si apre Sacro GRA, terzo e ultimo dei film italiani in concorso a debuttare alla Mostra del cinema di Venezia. Accolto alla prima per la stampa da calorosi applausi e qualche indecifrabile sibilo, il documentario di Gianfranco Rosi è uno spaccato sulle curiose umanità che vivono attorno a questa tangenziale lunga circa 68 km.

Per la prima volta nella sua più che ventennale carriera, il documentarista segue un progetto non nato da una sua idea personale. Il fascino per il GRA è infatti sorto nel paesaggista-urbanista Nicolò Bassetti che, zaino in spalla, l'ha percorso a piedi in venti giorni, perdendosi nella sua confusa e accesa realtà. Da qui lo stimolo per un film, raccolto da Rosi. Il regista ha girato sul Grande Raccordo Anulare per circa tre anni con un mini-van cercando di catturare i mondi invisibili celati dietro il continuo frastuono del traffico. Dal suo riprendere e frugare ha estratto 93 minuti in cui si alternano pezzi di vita e quotidianità popolane, sempre dignitose pur nella loro perifericità. Ecco attempate prostitute che in un camper al bordo della strada fumano e mangiano affettati. Ecco un pescatore del Tevere che legge con scetticismo un articolo sulle anguille, un barelliere in servizio sull'autoambulanza del 118, un attore di fotoromanzi sul set, un botanico armato di sonde sonore e pozioni chimiche per liberare le palme della sua oasi dalle larve divoratrici... La videocamera di Rosi sbircia dalle finestre di un palazzone stretto tra il Raccordo e i voli del vicino aeroporto. Qui facciamo conoscenza con una famiglia sudamericana appassionata di musica e soprattutto con un barbuto e ilare gentiluomo moderno dall'elegante facondia che vive con sua figlia. E intanto greggi di pecore pascolano a pochi metri da veicoli che sfrecciano a 120 Km all'ora.

"Sono dei frammenti che emergono e spaziano in questo luogo che diventa pretesto narrativo", dice Rosi. "In un luogo privo di identità ci sono personaggi con fortissima identità. È stato un film fatto d'istinto, non è stato scritto niente prima, si è strutturato al montaggio".

Film riuscito, seppur probabilmente un po' esile per ambire al Leone d'oro, più volte fa sorridere, qualche volta avvicina alla commozione, altre volte indugia su alcuni personaggi solleticando un piccolo sospetto di noia. Il montaggio, eseguito con Jacopo Quadri con arduo lavoro di sintesi, è durato otto mesi. Pur sullo sfondo di chilometri di asfalto, il risultato è delicato e affascinante. Le persone riprese, con cui Rosi ha passato lunghi mesi, alla fine si sollevano quasi come veri e propri personaggi.

"La sfida per me è spingere sempre un po' più in là la barriera tra finzione e documentario, dare sempre meno informazioni: oggi siamo pieni di informazioni", spiega il documentarista. "Volevo che il film andasse al di là del quotidiano. La grande crisi del nostro Paese non è tanto una crisi economica, che è un elemento ciclico della storia, ma è una crisi d'identità. Per questo per me è stato importante trovare personaggi di grande identità. È stato significativo anche il fatto di staccarsi dal centro di Roma: quello della periferia diventa lo spazio di un futuro possibile".

Il film fa parte di un progetto più ampio, dal nome appunto "Sacro GRA", che vuole essere una sorta di stratigrafia della Roma contemporanea e includerà anche una mostra fotografica, il libro in divenire di Bassetti e un sito web.

Sacro GRA arriverà nelle sale cinematografiche il 19 settembre distribuito da Officine Ubu.

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