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Cinema

A Venezia "Bella addormentata" di Bellocchio e il dramma attorno a Eluana

Il regista porta al Lido il tormento di coscienze divise sull'eutanasia e sul diritto alla vita. Tra applausi. "Il film svela la mia posizione, ma guardo alle altre senza disprezzo e odio"

Bella addormentata

Isabelle Huppert in Bella addormentata – Credits: 01 Distribution

"Bellissimo", è il commento entusiasta di molti. Qualcun altro, come me, parla di buon film ma con qualche riserva. Gli applausi hanno accompagnato la prima proiezione per la critica dell'attesissimo - e già preventivamente discusso pur senza esser stato visto - Bella addormentata di Marco Bellocchio. Se si dovesse però misurare il calore dei consensi con l'applausometro in sala, finora, tra i film in concorso alla Mostra del cinema di Venezia , sarebbe Pieta di Kim Ki-duk a vincere il premio "Accoglienza d'oro".

Tra atmosfere buie e musiche drammatiche firmate Carlo Crivelli, attorno o parallelamente agli ultimi giorni di vita di Eluana Englaro, Bellocchio mette in scena quattro storie che in maniera diretta come un gancio o più collateralmente sfiorano o si intrecciano al dramma delle coscienze mosso dal caso della sfortunata ragazza lombarda, in coma vegetativo per 17 anni in seguito a un incidente stradale e morta il 9 febbraio 2009 a seguito dell'interruzione della nutrizione artificiale. La pellicola ci riporta a quei momenti tormentati, quando il padre Beppino Englaro fece trasferire la figlia alla clinica La Quiete di Udine nell'accorata e tenace volontà di regalarle la morte all'interno di una legislazione che lo consentisse. Il regista de I pugni in tasca ricostruisce, a volte fores con troppa esasperazione, l'isteria che colpì molti, cattolici militanti, garantisti convinti, politici soprattutto. Diritto alla vita o diritto alla morte? Eutanasia come assassinio o estremo atto d'amore?

"Sono stato aggredito dai fatti relativi alla vicenda di Eluana, da qui l'esigenza di farne un film", racconta Bellocchio che in conferenza stampa è stato salutato da una vera ovazione (soprattutto di natura tricolore).

Ritroviamo Toni Servillo, già visto al Lido nella sua maestria grottesca in È stato il figlio di Daniele Ciprì. Questa volta il suo è un ruolo corale, a cui sa dare sfumature di afflizione, tormento, coraggio. Senatore eletto con Forza Italia, nonostante la pressione dei colleghi del partito, non può non dissentire al disegno di legge per impedire la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione dei pazienti. Sua figlia Maria (Alba Rohrwacher) fa invece parte del drappello concitato che sosta davanti alla Quiete gridando "assassini" o con cartelli "Berlusconi tienila in vita" e innalzando "Ave Maria".

"Il mio è un personaggio dubbioso nella fragilità, ricco di conflitti e di materiale drammatico", nota Servillo. "C'è una ricchezza di conflittualità per cui un attore, se se lo merita, non può che andare e nozze".

Isabelle Huppert è una donna che segue le vicende di Eluana in tv con interesse più che partecipe. Rosari, suore, preti, preghiere, sono ormai la sua quotidianità ossessionata e sacrificata, l'ossessione e il sacrificio che possono emergere dal cuore di una madre, la Divina Madre, che soffre per sua figlia bloccata in stato vegetativo e spera, forse, ancora.

"La forza di Bella addormentata è che ognuno dei personaggi ha tormenti e scelte da affrontare: il film ci dice che abbiamo libertà ma poi che cosa facciamo della nostra libertà?", dice l'attrice francese.

In un ospedale che non è La Quiete lavora invece Pallido, interpretato da un Pier Giorgio Bellocchio tanto per cambiare arrabbiato. Non ha fede, è infastidito dalla morale cattolica. Si incontra e si scontra con una ragazza sbandata (Maya Sansa) che la vita vorrebbe togliersela.

Molto cupo e a tratti quasi claustrofobico, Bella addormentata acquista intensità nella seconda metà e trova forse nello sguardo immobile e dilaniato della Huppert sulla tv che annuncia la morte di Eluana il suo momento più alto. L'unico spiraglio di leggerezza beffarda è affidata a Roberto Herlitzka, senatore psichiatra che dispensa prescrizioni di farmaci nel "manicomio" del Parlamento. "La telivisione non li chiama, è questo il dramma. La tv è un sollievo, ti fa sentire importante anche se non conti un c...", dice il suo personaggio strappando risate, le pochissime che permette il film.

"Non c'è un atteggiamento di disprezzo verso i politici", specifica però il regista. "Viene invece mostrato il loro smarrimento, lo sbandamento, la loro disperazione inconsapevole: neanche loro sanno dove andare".

Bellocchio non dà risposte, non dice cosa sia giusto o sbagliato, ma fotografa coscienze che si interrogano, il dubbio, la forza di decisioni difficili. A volte puntando troppo sull'angoscia mostrata (in colonna sonora, oscurità, battute) che non sull'angoscia interiorizzata.

"Credo che il film sveli quello che penso sull'argomento", afferma il cineasta, "ma in modo ecumenico. Non voglio però dire che tutti i personaggi hanno ragione, ma ho lavorato sui singoli senza odio. Le mie idee sono diverse da quelle di alcuni personaggi, ma ritrovo qualcosa di me un po' in tutti loro". Però subito specifica: "No, non mi sono convertito", facendo scoppiare a ridere la sala. "La mia è sempre una posizione caldamente laica. Non ho fede ma guardo con curiosità e interesse chi ce l'ha".

Bella addormentata esce nelle sale il 6 settembre distribuito da 01 Distribution.

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