Certo la faccenda è complicata e l’esito indigesto. Essere fidanzati per dieci anni e scoprire, a una manciata di giorni dalle nozze, che il tuo promesso sposo non ti ama più. Anzi forse non t’ha mai amata.

Difficile immaginare quello che frulla nella testa di Michal (Noa Koler), 32 anni, protagonista di Un appuntamento per la sposa (in sala dall’8 giugno, durata 110’) di Rama Burshtein, cinquantenne regista newyorkese di nascita ma diventata di fatto, fra Gerusalemme e Tel Aviv, intelligente e vivace riferimento del cinema israeliano. E la testa di Michal, in effetti, è dura.  Un po’ perché lei non è tipo da arrendersi tanto facilmente, un po’ – in maggior proporzione - perché la sua adesione integrale all’ebraismo ortodosso e chassidico le trasferisce la fede totale e incondizionata in Dio: ed è a Lui che assegna la responsabilità e il compito di trovarle un marito sostitutivo entro la data stabilita per le nozze, che coincide con l’ottava notte di Hanukkan (è la festa ebraica della consacrazione del tempio, detta anche festa delle lampade, coinvolge oggetti e luoghi sacri e ha un rituale adottato anche dalla Chiesa cattolica).

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E i pretendenti al matrimonio cadono come birilli

Solo tre settimane di tempo. D’altra parte Michal non può più tornare indietro: ha già tutto pronto, il vestito da sposa, la casa, perfino la sala del ricevimento prenotata. Al marito penserà il Signore, riempiendo il vuoto, la solitudine e il bisogno di cure e d’amore della giovine donna delusa: anche se il Rabbino l’avverte che sperare nei miracoli contrasta una corretta visione religiosa. Ovunque siano ragione e motivazioni, la ricerca resta proibitiva. A mano a mano che scorrono i giorni cadono come birilli speranze, pretendenti  e candidati stravaganti o improbabili, l’ultimo addirittura un cantante pop, ma l’appuntamento col matrimonio resta quello e chissà se il miracolo avverrà.

Contenitore di emozioni, spiritualità e sensi secondi

Un film eccentrico, prismatico, per molti versi raffinatissimo. Si sarebbe tentati di classificarlo – riduttivamente – una commedia romantica, plausibilmente volta al femminile  (sono tutte di donne o quasi le presenze costruttive e benigne attorno a Michal) o, scioccamente peggio, di pieghe femministe. E sarebbe come liquidarlo tra i tanti. Invece Rama Burshstein, con i toni smorzati e un tocco incredibilmente lieve eppure capace d’infiltrazione profonda, perfino viscerale, trasferisce al suo fertile personaggio (subime attrice è Noa Koler) un tale carico di emozioni, spiritualità e sensi secondi da imporne costantemente le caratteristiche di grande contenitore per sentimenti e sfumature.

Un intrigante gioco d’azzardo con il destino

Dietro la sua Fede caparbia e l’inflessibilità che sembrano a momenti ostacolare approcci e rapporti, c’è difatti un mondo di bontà, prodigalità e semplicità che conduce alla grandezza. Il marito per lei rappresenta la normalità, l’amore e il rispetto (non la rispettabilità) sociale. Questo, da raggiungere nell’ortodossia religiosa, è tutto ciò che vuole: da agguantare a costo di portare fino in fondo il suo stravagante gioco d’azzardo col destino. È dolce Michal, , non bellissima, appena rotondetta e di gusti un po’ kitsch nell’abbigliarsi, si circonda di animali da mostrare ai bambini – tra i tanti nientemeno che un serpente – perché ha una fattoria didattica e gira col suo furgone zoologico per le scuole, è ingenua e romantica, insegue gli accordi e le armonie tra la vita e la fede. Senza difesa, senza rete. Quasi a metà strada – ma come idea soltanto - tra la Merlettaia di Claude Goretta e la Bridget Jones di Sharon Maguire/Helen Fielding

Ancora un buon motivo per amare la signorina Michal

Di qui tutta la bellezza di questo personaggio e, in definitiva, del film che lo genera e al medesimo tempo ne deriva. Perché se da una parte il pazzo andare della storia, così come la ordisce Michal, trascina nelle amenità di una intelligente trovata di sceneggiatura e di un suo incipit che già faranno gola ai cacciatori di remake, dall’altra parte esplora il cuore e la mente della protagonista disegnando con amorevolezza, premura  e discrezione un carattere di rara intensità. Insomma difficile non voler bene a Michal, che pasticcia e sbaglia mira – anche per troppa sincerità - negl’incontri, a volte comici, con i possibili candidati al matrimonio. E che romanticamente insegue un sogno di felicità riuscendo addirittura a commuovere con la grazia della sua disperazione. Che finezza.

Voto: 4/5
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