The Walk
Cinema

The Walk 3D, l'artificio di Robert Zemeckis: 5 cose da sapere sul film

Sulla fune tra le due Torri Gemelle insieme a Philippe Petit. In uno spettacolo incalzato dagli effetti visivi (e dalla voce narrante)

Mentre la trilogia di Ritorno al futuro celebra i 30 anni, il suo creatore Robert Zemeckis dopo Forrest Gump e Cast Away ci consegna una nuova avventura di umanità che va oltre i propri limiti. The Walk 3D è il racconto di un'impresa e di un sogno, che ci riporta a... 30 anni fa e poco più. 
Il 7 agosto del 1974, il giorno prima che Richard Nixon annunciasse le sue dimissioni, il funambolo francese Philippe Petit sorprese New York camminando su una fune d'acciaio tesa tra le due Torri Gemelle del World Trade Center, allora ancora non inaugurate e parzialmente occupate.
Le uniche prove registrate di quell'esperienza sono un pugno di fotografie incredibili. Ora il regista statunitense vuole farci rivivere in un film quella mirabolante passeggiata nel vuoto, a oltre 400 metri di altezza, affidandosi al 3D per assaporare ogni passo sospeso sul nulla e ogni perdersi dello sguardo nello skyline infinito della City. La storia di Philippe diventa racconto universale di chi dà anima e corpo per inseguire un sogno. Ma se nel corpo dell'attore Joseph Gordon-Levitt trova il carisma e la fisicità nervosa e asciutta di chi sa scherzare con l'aria, The Walk 3D è un po' carente proprio d'anima. È attento sino allo spasmo alla spettacolarizzazione di un'impresa di fatto spettacolare, rincorre un ritmo gioioso, esasperato e ossessivo, com'era per certi versi ossessivo il sogno di Petit, ma c'è poco spazio per i silenzi dell'arte, coperti dalla voce narrante.
È strabiliante veder Gordon-Levitt - poco riconoscibile e con lenti a contatto blu - esibirsi in giocoleria e muoversi con maestria sul filo. È sorprendente ritrovare il panorama di New York anni '70 e quelle Torri Gemelle nel 2001 rase al suolo. È coinvolgente - e mozzafiato per chi soffre di vertigini - trovarsi sospesi lassù con Petit. È tutto così grandioso e... artefatto. Uno strisciante ma pervasivo senso di artificio si respira per buona parte del film. Zemeckis ordisce un grande spettacolo, che sa troppo di effetti visivi e voglia di rapire.

Dal 22 ottobre al cinema, ecco cinque cose da sapere su The Walk 3D.

 

1) L'impresa illegale di un sognatore

Philippe Petit è e resterà il solo uomo ad aver mai percorso su una fune la distanza fra le torri del World Trade Center, a 110 piani di altezza. Alla sua impresa era stato già dedicato il documentario premio Oscar nel 2009 Man on Wire - Un uomo tra le Torri di James Marsh.
"Quando ho sentito parlare la prima volta di questa storia, ho pensato, 'Mio Dio, questo è un film che A: deve essere fatto a tutti i costi, B: deve essere assolutamente presentato in 3D". The Walk è stato girato in 2D e convertito in 3D dagli specialisti di Legend3D. È un 3D utile, soprattutto quando Petit balzella tra le due torri, e concede qualche sussulto per "lancio di oggetti", ma se visto da posizione laterale può dare qualche fastidio di visione. 
"Adoro l'idea di un giovane - un performer, un artista - che riesce a realizzare il suo grande sogno", ha detto ancora il regista, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Christopher Browne. "Il suo progetto è illegale, è pericoloso, ma non danneggia nessuno. Sembrava qualcosa d'altri tempi - non si vedono più cose di questo tipo oggi -, quasi una favola".

2) Sulla Statua della Libertà la voce narrante 

Zemeckis ha scelto che fosse lo stesso Petit, un Gordon-Levitt in strano "French-English", a raccontare la sua storia. 
Come nel 1994 aveva usato l'insolita voce di Forrest Gump per dare più forza al racconto in quel film, ha voluto che Petit narrasse i momenti cruciali di The Walk, soprattutto i pensieri che l'accompagnavano mentre camminava sulla fune tra le due torri. L'uso leggermente surreale della Statua della Libertà (come Petit, un dono francese all'America) è uno stratagemma per aumentare il tono fiabesco. "È una storia vera", ha spiegato, "nei minimi dettagli, ma ha anche un tono da 'c'era una volta' - un tempo e un luogo che non ci sono più - e ho voluto mescolare il letterale e il simbolico".
La scelta è un po' spiazzante. Apporta un tocco giocoso e un effetto da circo a una narrazione che peraltro spesso verte in commedia, ma toglie fluidità.
La narrazione di Petit parte dalla Francia, dove Philippe riceve i primi insegnamenti da Papa Rudy (Ben Kingsley), e da Parigi, dove Philippe incontra la cantante di strada Annie (la canadese Charlotte Le Bon), che lo aiuterà a perseguire il suo sogno. Come alleati francesi ha anche il fotografo Jean-Louis (Clément Sibony) e il matematico Jeff (César Domboy), uniti dal desiderio di compiere qualcosa di grande e poetico. Ma dovrà trovare anche sul posto, a New York, altri "cospiratori". 

3) La preparazione di Gordon-Levitt

Joseph Gordon-Levitt è uno dei migliori talenti americani. Sa passare da Hollywood alle produzioni indipendenti con abilità. Per prepararsi a The Walk ha trascorso otto giorni con Petit, lavorando insieme dalle nove alle cinque, con pause di soli trenta secondi. "Abbiamo iniziato con una linea sul pavimento e alla fine è stato in grado di camminare per nove metri su una fune a due metri di altezza dal suolo", ha raccontato il funambolo.
"È stato generoso a regalarmi il suo tempo e mi ha insegnato non solo come camminare su una fune, ma molto di più", dice Gordon-Levitt. "Per Philippe, quel restare in equilibrio su una fune è una metafora della sua vita e della sua creatività".
Alcuni movimenti specifici sulla fune previsti da The Walk andavano però oltre le capacità dell'attore, per cui è stato usato come controfigura il funambolo americano Jade Kindar-Martin, che ha celebrato anche il suo matrimonio su una fune ed è stato allenato da Rudy Omankowsky Jr, figlio di Papa Rudy, che aveva allenato Philippe Petit. Gli effetti visivi sono intervenuti per far sì che la sua performance fosse omogenea con quella di Gordon-Levitt. "Abbiamo scannerizzato il volto di Joe in 43 diverse espressioni, così abbiamo registrato tutti i movimenti muscolari di cui è capace e abbiamo potuto ricreare la concentrazione e la determinazione che avrebbe avuto se si fosse trovato sulla fune", ha spiegato il supervisore degli effetti speciali Kevin Baillie. E poi ci si chiede come mai Gordon-Levitt sia poco riconoscibile...
L'attore ha anche imparato alcune battute in francese e altre in inglese con il forte accento parigino di Philippe. Il bizzarro balletto di lingue di The Walk nella versione originale, dal francese all'inglese e viceversa, pare sia fedele alla realtà: "All'epoca della sua camminata tra le nuvole, nel 1974, era ossessionato dal parlare in inglese, perché era ossessionato dagli Stati Uniti e dalla cultura americana", ha detto Gordon-Levitt. "Ha voluto che tutto il suo gruppo parlasse in inglese quando stavano a New York".

4) New York in stile effetti visivi

L'intero mondo della New York del 1974, visto da centinaia di metri di altezza tra due edifici che sono crollati, è stato ricreato dal team degli effetti visivi. È stato realizzato tutto in digitale, dalla lobby del World Trade Center al centro della città fino alla nebbia tra le torri. Per farlo sono state usate come riferimento vecchie fotografie.
Agli effetti visivi è stato combinato il lavoro su un set reale. Basandosi sui progetti originali del Trade Center, la scenografa Naomi Shohan ha disegnato e costruito un angolo enorme della Torre Sud, il tetto dove si svolge gran parte dell’azione.
Il vero Philippe Petit ha assistito Zemeckis e ritiene che The Walk sia un ritratto molto accurato: "È la mia storia, la conosco bene e so come va a finire, eppure dentro di me pensavo 'Dai, speriamo che questi ragazzi ce la facciano!'. E se questo magnifico film è riuscito a farmi rivivere il giorno più importante della mia vita, chissà che sensazioni proveranno i milioni di spettatori che andranno a vederlo. Per la prima volta nella storia del cinema, si troveranno sulla fune con me".

 

5) Il vero Petit e il suo teatro nel cielo

The Walk 3D è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. Ospite d'onore Philippe Petit, oggi sessantaseienne che non smette di far progetti. Uno dei vari? Un'impresa all'isola di Pasqua con i Rapa Nui. 
Cos'è per lui il funambulismo? "Io faccio teatro nel cielo. E questo in solitudine. In qualunque artista che si appassioni alla propria arte c'è sempre solitudine".
Paura? "Non provo mai paura. Sono troppo concentrato, quando sono sulla fune trasporto con me la mia vita, sono fatto cosi'".  
Sulla sua impresa tra le Torri Gemelle ha spiegato: "Una volta finita la prima traversata non volevo ancora festeggiare. Mi era servito solo per saggiare la corda. Mi sentivo come un re, elegantissimo seduto sul suo trono (riferendosi al suo essersi disteso al centro della corda, ndr). Poi ho visto di sotto il pubblico e non volevo deluderlo e così in 45 minuti ho attraversato il filo otto volte".
Il vuoto lasciato al World Trade Center dal maledetto 11 settembre? "È una domanda a cui non amo rispondere. Non riesco ad esprimere sentimenti in una vicenda in cui sono morte migliaia di persone oltre, ovviamente, il dispiacere della morte delle Torri".

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