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Cinema

Rambo tornerà, parola di Sylvester Stallone

Così il divo hollywoodiano, ospite del Festival del Film di Roma: "Mi piace troppo quel personaggio per abbandonarlo: lo rivedrete sugli schermi con l'artrite"

Sylvester Stallone sul red carpet di Roma (Foto Ansa/Claudio Onorati)

Sly è tornato. Dopo il lutto che lo ha colpito, perdendo suo figlio Sage, si mostra in tutta la sua leggendaria possenza firmando sorridente autografi al Festival di Roma . L’occasione è il film Bullet to the head di Walter Hill, tratto da un fumetto francese, genere azione e umorismo, stile molto ‘handmade’: "C’è parecchia differenza tra scarpe fatte a macchina e scarpe fatte a mano: ecco, diciamo che questo è un film fatto a mano – spiega ai giornalisti Sylvester Stallone - Anziché sugli effetti speciali abbiamo puntato piuttosto su tanto impegno, amore, dedizione per realizzarlo".

Sylvester, ci parli di Bullet to the head: cosa la attraeva del progetto?
"Prima di procedere voglio dire una cosa: è difficile nel mio mestiere trovare immagini, luoghi o istituzioni che siano vere icone. Qui in Italia ne avete una: Cinecittà. Nella mia vita ho visto sparire tantissimi teatri fantastici, mi auguro che il governo italiano e tutti coloro che amano il cinema possano far sopravvivere questo luogo, perché sono sicuro tornerà ad essere più forte che mai. E ora passiamo al film: nella mia carriera ho fatto anche pellicole d’azione in cui c’era solo azione. Stavolta ho imparato come dialoghi e scambi di opinione possano essere tanto interessanti quanto gli inseguimenti. Mi colpiva, di questo film, la combinazione curiosa tra dialogo, umorismo e azione che lo sceneggiatore Alessandro Camon voleva".

Lei non era d’accordo?
"Non ero sicuro che avrebbe funzionato, invece ho scoperto quanto fossero più interessanti i conflitti tra personalità, molto più che saltare tra un palazzo e l’altro e basta. Però si è divertito nella scena della lotta con le asce. Molto. La scena di due uomini che combattono l’abbiamo vista miliardi di volte, con le asce però attrae molto di più. È un’idea originale che ho trovato fantastica, è un ritorno ai combattimenti spettacolari tipo vichinghi, uomo contro uomo. Per il resto il film è un po’ un western, ma senza cavalli: siamo a bordo delle Ferrari, che mi piacciono anche di più".

Com’è stato combattere contro il nuovo Conan?
"Favoloso: Jason Momoa è molto atletico, alto quasi due metri, si muove come una pantera. Le scene di lotta sono come una danza, non sono molti quelli che sanno farlo bene".

Personaggi leggendari come Rocky e Rambo le sono serviti, in qualche modo, per l’interpretazione?
"In un certo senso sì: Rambo rappresenta l’inconscio oscuro, Rocky l’ottimismo, e questo di Bullet to the head è l’insieme dei due personaggi. In generale mi piacerebbe d’ora in poi che i miei ruoli nuovi siano anche un mix di quelli vecchi".

Dica la verità: riporterà Rambo sugli schermi?
"Sarò sincero: sono sempre stato soddisfatto di Rocky, lo trovo un percorso finito, è stato giusto chiudere la porta. Per Rambo non è così. Lo immagino come un guerriero affamato di gloria, che non è in grado di tornare a casa e metter su famiglia: come molti combatterebbe a prescindere per il solo gusto di farlo. Quindi sì, potrebbe tornare. C’è un’idea su cui sto lavorando, spero si concretizzi".

Può anticiparci qualcosa?
"Se il corpo mi tiene, lo vedrete combattere con l’artrite. Del tipo che spara e poi si tiene il polso perché gli fa male. Mi piace troppo quel personaggio".

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