Diciamolo subito: noi non siamo né fra i fan pronti a vestirsi da jedi o da Chewbecca, né quelli che stanno attaccati al computer sperando di intercettare la navicella spaziale di una notizia (spesso finta) sul nuovo Guerre stellari.

No, noi siamo di quelli che ammirano l’idea di partenza di George Lucas: creare un universo parallelo, un mega archetipo cinematografico, con personaggi simbolici e di forte impatto.

Un mondo “altro” che, come quello degli dei greci, è specchio dell’umano esistere. Secondo lo storico Mircea Elide noi abbiamo bisogno di miti, di simboli perché attraverso loro capiamo meglio noi stessi.

E del resto, si sono spesi chilometri di parole per analizzare i contenuti freudiani e junghiani della saga.

Caos contro ordine. Violenza contro sete di pace. Bene contro Male. Luce contro oscurità. Il 16 dicembre, due giorni prima che in America, arriverà sui nostri schermi Star wars: Episodio VII. Il risveglio della Forza.

Non è esagerato dire che lo stanno aspettando milioni di italiani, molti dei quali stanno disperatamente cercando di prenotare i biglietti per la prima serata.

Pazzia collettiva? O semplicemente passione? Chi lo sa, rimane l’attesa e il business.

La prima frenetica, il secondo planetario e miliardario con oggettistica, giocattoli, abiti, parchi tematici (su Panorama, in edicola dal 17 settembre, numeri, colpi di scena, new entry e aneddoti nell’articolo da Los Angeles di Marco Giovannini).

E rimane la grande questione del perché l’uomo abbia sempre bisogno dell’Eroe, del leader intorno al quale fare quadrato, l’unico capace di salvare la collettività. Tema che non riguarda solo il fantasy, bensì la realtà. Anche politica.

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