Sicario
Cinema

Sicario, Emily Blunt tra violenza e dubbi etici: 5 cose da sapere

Alla regia di Denis Villeneuve un thriller strisciante che spinge oltre i confini di bene e male

Sicario è un thriller strisciante. La sua protagonista Emily Blunt, nei panni di un agente dell'FBI scrupoloso e ligio alle regole, si ritrova in mezzo a dinamiche nebulose, molto troppo più grandi di lei, in un groviglio di poteri, interessi e violenze in seno alla lotta al narcotraffico. Come lei anche lo spettatore si sente a volte smarrito, brancolante. Josh Brolin è uno strafottente e simpatico muro di gomma contro cui si scontra la tenace correttezza della Blunt: Benicio Del Toro non è da meno, magnetico e inquietante, serafico e crudele. 
Dal 24 settembre al cinema con 01 Distribution, Sicario è un puzzle giocato sulla sottrazione, con la tensione che scalda a intermittenza. Alla regia c'è il canadese Denis Villeneuve, che già altre volte si è buttato con determinazione su problematiche contemporanee e dentro al lato più torbido dell'umano essere (sono suoi La donna che canta e Prisoners). Ad attenderlo alla porta, poi, c'è una sfida ancora più grande: il sequel di Blade Runner

Ecco 5 cose da sapere su Sicario.

 

1) Emily Blunt donna d'azione

Mentre si rincorrono voci che vogliono Emily Blunt come nuova Mary Poppins nel film che la Disney ha in lavorazione, l'attrice britannica naturalizzata statunitense si affranca sempre più dal suo passato lastricato da film a tinte rosa (Il diavolo veste PradaIl pescatore di sogniIl club di Jane Austen). Già accanto a Tom Cruise in Edge of Tomorrow - Senza domani aveva dimostrato di saper tenere in mano armi e dar di calcio con credibilità. Ora si conferma donna d'azione. Ma, come a donna si richiede, non dimentica la sensibilità. È il suo personaggio, Kate, la bussola morale di Sicario.   
Tranquilla e decisa, Kate ha sempre messo il suo lavoro e il suo Paese al primo posto, ferma nella sua corazza di solitudine. Quando viene immessa nella guerra della droga si scopre vulnerabile ed emotivamente impreparata. Al seguito del bronzeo Matt Graver (Brolin) della CIA e dell'enigmatico colombiano Alejandro (Del Toro), vede traballare le sue sicurezze etiche. Quando si ritrova a Juárez, Messico, al di là del confine degli USA e nel cuore del cartello della droga, si sente confusa, in un vortice di operazioni senza regole a lei completamente aliene. 
Sicario si muove tra luci e buio, tra emozioni complesse non sempre esplorate con efficacia e pallottole, tra missioni notturne alla Zero Dark Thirty e violenza pura e cieca da one-man show, come in un comune action movie. 

2) Com'è nato Sicario

Sicario nasce dalla sceneggiatura di Taylor Sheridan, attore texano che è cresciuto viaggiando a sud del confine quando era ancora comune farlo, laddove le culture si mescolavano. Sheridan è tornato alle sue radici volendo esplorare quelle che nell'ultimo decennio sono diventate zone vietate. "Ho capito che quel Messico non esiste più, il Messico in cui potevi entrare tranquillamente in auto è scomparso. È diventato un luogo in preda all'anarchia", ha detto. Sheridan ha iniziato a raccogliere informazioni nelle polverose e assolate cittadine di frontiera del Chihuahua Desert ma attorno a lui si è eretto un muro di silenzio. "Ho percorso la linea di confine, non ho intervistato membri del cartello, non ho intervistato funzionari governativi. L'unica possibilità era guadagnarsi la fiducia della gente coinvolta nel problema, i migranti che, spinti dal bisogno, attraversano quel confine e popolano quella terra di nessuno tra l'Arizona, il New Mexico e il Messico settentrionale. Sono stati loro la mia risorsa".
Lentamente ha iniziato a individuare che ora non si tratta più di una guerra contro la droga ma di una guerra per assumere il controllo di quel traffico. 

3) Bene e male ribaltati

Sicario si contorce attorno a un machiavellico principio chiedendosi: il fine giustifica i mezzi? I cosiddetti giusti, coloro che dovrebbero garantire l'ordine e il trionfo della giustizia, quanto sono dissimili dai cartelli della droga? Sicario vuole mescolare e quasi rovesciare i confini tra bene e male. Gli agenti americani operano con la stessa mentalità spietata dei trafficanti. L'umanità è una sfumatura da lasciare a casa. Contrastare la criminalità con comportamenti fuorilegge è tollerabile o è fuoco su benzina? Combattere il terrore con il terrore ha una via d'uscita?

4) Villeneuve non dà risposte

Villeneuve vuole lasciare fuori ogni intento giudicatorio. "Ho sempre pensato che il mondo è grigio, non bianco e nero, e che la nozione di bene e male sia orientata dal retroterra culturale e geopolitico di ciascuno", riflette il regista. "C'è una soluzione alla continua crescita del traffico di droga? Sicario solleva molte domande, ma lascia le risposte aperte". Il pubblico è lasciato libero di decidere se i metodi usati dagli agenti sotto copertura siano validi e se i turbamenti di Kate siano esagerati o meno. 
"Sicario parla anche di un'illusione: la vecchia idea secondo la quale il Nord America sarà capace di risolvere i problemi più gravi del mondo in modo efficace e invisibile. Un tempo era un pensiero confortante, ma il mondo sembra essere diventato sempre più complicato", spiega Villeneuve. "Abbiamo bisogno di supereroi. Comunque, nella realtà odierna, in genere gli eroi non hanno le mani pulite. Gli eroi sono in contatto con le scelte morali più difficili, scelte che dobbiamo fare quando affrontiamo il male". 

5) L'anarchia di Ciudad Juárez

Sicario spalanca le porte su Ciudad Juárez, Messico. La città sorge sull'altra riva del Rio Grande, di fronte a El Paso, Texas. Per tanti che ci vivono è un mondo a parte. Quella che un tempo era una ricca città di confine, oggi è conosciuta come "la capitale mondiale degli omicidi" e molti vivono nella paura e in estrema povertà. La città è costellata dalle rovine delle fabbriche maquiladora di proprietà degli stranieri, che parlano di un'era in cui il commercio globale ha abbandonato il Messico settentrionale. Ogni giorno scompaiono molte persone, tanti cadaveri appaiono improvvisamente dal nulla, ma questo non fa più notizia.
Anche se dal 2012 il numero degli omicidi è diminuito, Juárez rimane una delle città più rischiose del mondo per i giornalisti e gli osservatori indipendenti.
I sopralluoghi fatti per il film sono sembrati una missione militare. Un gruppo di federales sotto copertura, con mitra al seguito, ha fatto da scorta allo staff, che ha potuto trattenersi solo sei ore, potendo scendere dall'auto solo una volta: "Viaggiavamo a bordo di un SUV bianco, perché solo la gente del cartello guida SUV neri e se ne guidi uno puoi diventare un obiettivo", ricorda il produttore Basil Iwanyk. Durante sei intense ore, il gruppo dei sopralluoghi è potuto scendere dalla macchina solo due volte. "La cosa che colpisce di più di Juárez è che la vita continua: ci sono i bambini che giocano a pallone in strada, la gente che sbriga i propri affari quotidiani, ma nello stesso tempo incombe un velo di tenebre e criminalità".
Ai federales è stato chiesto: "Qual è il quartiere sicuro della città?". La loro risposta: "Il quartiere sicuro è dove non stanno uccidendo nessuno e quello pericoloso è dove stanno uccidendo qualcuno".
La produzione non ha filmato le strade di Juárez, ma ha girato dall'alto e il paesaggio che vediamo è quello della vera Ciudad Juárez. La maggior parte delle riprese si sono svolte a Albuquerque, New Mexico; El Paso, Texas; Veracruz, Messico.

Voto: 3/5
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