Icona dei film muti, primo super divo del cinema agli albori, Rodolfo Valentino moriva il 23 agosto 1926 a soli 31 anni, giovane, famoso e bello, come capita alle stelle destinate a rimanere miti. Non ha avuto una fine da dannato, ma fatali complicazioni di salute (ulcera gastrica e un'infiammazione dell'appendice). È morto a New York, negli States, laddove era volato da Castellaneta, Taranto, per diventare un attore ballerino amato e osannato, autentico sex symbol, il "Latin Lover" per antonomasia. Il giorno del funerale le sue fan erano distrutte, tra scene di isteria e afflizione. 

Sguardo magnetico, fascino ambiguo, Rodolfo Valentino ha dettato mode ed è entrato nella cultura collettiva. La sua breve e sfavillante carriera, che ha ricevuto anche gli apprezzamenti di Charlie Chaplin, ha preso il volo nel 1921. L'artista italo-americano raggiunse il successo a passo di tango con I quattro cavalieri dell'Apocalisse, entrando nell'immaginario femminile come eroico amante latino. Seguirono, tra i suoi film più noti, La signora delle camelie (1921), Lo sceicco (1921), Sangue e arena (1922), L'aquila (1925). Il suo ultimo lavoro è Il figlio dello sceicco di George Fitzmaurice, uscito nelle sale postumo, il 5 settembre 1926.

Nella sua burrascosa vita sentimentale, Rudy ha avuto due mogli, Jean Acker, da cui si allontanò dopi pochi mesi, e la scenografa e danzatrice Natacha Rambova, da cui si separò a causa della sua presenza pervicace sulle scelte artistiche del marito. 

Per commemorare i 90 anni dalla morte di Rodolfo Valentino, Castellaneta, sua città natale, gli dedica la mostra Rodolfo Valentino: la seduzione del mito, ospitata al Museo Valentino (MUV), nell'ex convento Santa Chiara. Accanto a riviste ed oggetti d'epoca, sono esposte alcune fotografie dell'attore fuori dal set, in una sorta di viaggio-racconto che ripercorre la sua carriera cinematografica, dagli esordi fino alla consacrazione a divo.

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