Ha raccontato Robert Redford, che oggi 18 agosto compie 80 anni tondi tondi, che quando era appena nato il padre, secondo un'usanza Sioux, lo avrebbe portato a bagnarsi nell'acqua dell'oceano, senza che questo provocasse alcun suo pianto: un ottimo segno per la cultura pellerossa. "Pare che mi sia messo addirittura a ridere", ha detto il celebre attore e regista.

Un "segno del destino" che spiegherebbe come, nello stesso uomo, si siano raccolte tante qualità: un talento da due Oscar (nel 1981 come regista per Gente comune e alla carriera nel 2002); un fascino inossidabile; la passione politica, umanitaria e per l'ambiente e, infine, il sostegno del cinema indipendente con il suo Sundance Festival fondato insieme all'amico Sidney Pollack.

Eppure non si può dire che il ragazzo sia partito in vantaggio. Nato a Santa Monica, in California, dal lattaio di origine irlandese Charles Robert e dalla casalinga Marta W. Hart, vede morire la madre in giovane età, nel 1956 abbandona gli studi e parte per l'Italia e per la Francia, dove si misura con la vita d'artista. "Erano gli anni della depressione, c'erano pochi soldi, i miei avevano perso tutto. Si erano trasferiti a vivere su una roulotte, emigrando da Chicago in California. Un paio di amici dei miei genitori, impietositi per via del pancione di mia madre, avevano accettato di ospitarci nel bungalow".

Capelli rossi irlandesi e volto pieno di rughe già da giovanissimo, Redford è perfetto in tutti i ruoli, tranne forse quelli da cattivo. Incarna meglio infatti l'eroe positivo, romantico, quello che ogni mamma americana vorrebbe come genero. Nel 1958, dopo alcuni ruoli in serie TV (Gli intoccabili, Perry Mason, Alfred Hitchcock presenta e Ai confini della realtà), esordisce sul grande schermo con Caccia di guerra, nel cui cast c'è anche Sydney Pollack che poi, da regista, ne farà il suo attore feticcio.

È miglior attore emergente ai Golden Globe nel 1966, per il ruolo del produttore bisessuale sposato con Natalie Wood nel film Lo strano mondo di Daisy Clover. Arriva poi il western La caccia di Arthur Penn con Jane Fonda e Marlon Brando e, nel 1969, con Paul Newman è ancora in un western di culto come Butch Cassidy, firmato da George Roy Hill. Sempre diretto da Hill e al fianco di Newman lavorerà nel 1973 a un altro film cult, La stangata, vincitore di 7 Oscar.

Per molti Redford è il romantico Hubbell con il suo amore tormentato per Katie Molosky (Barbara Streisand), militante comunista totalmente diversa da lui in Come eravamo di Pollack, o Il grande Gatsby del film di Jack Clayton (1974), tratto dall'omonimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald, in cui è il romantico Jay. Di nuovo con Pollack arrivano poi il western Corvo rosso non avrai il mio scalpo! e la spy-story I tre giorni del condor.

Con un altro attore cult come Dustin Hoffman recita in Tutti gli uomini del presidente, nel ruolo di Bob Woodward, uno dei due cronisti politici che scoprirono lo scandalo Watergate che portò all'impeachment di Nixon.

L'esordio alla regia, anch'esso fortunato, risale al 1980 con Gente comune, con il quale Redford vince l'Oscar come miglior regista. L'anno dopo mette mano al Sundance Film Festival e lo fa diventare la più importante vetrina mondiale del cinema indie made in USA. Sempre sul fronte della regia, arrivano poi nel 1988 Milagro e il melò con Brad Pitt In mezzo scorre il fiume. Sarà ancora dietro la macchina da presa per Quiz Show e per L'uomo che sussurrava ai cavalli, tratto dal best-seller di Nicholas Evans. Nel 2007 dirige di nuovo Meryl Streep in Leoni per agnelli e due anni dopo produce I diari della motocicletta.

Sul suo impegno politico e la sua anima pasionaria basti ricordare la frase detta dall'attore e regista nel 2006 al Lido di Venezia, dove presentava fuori concorso The company you keep, thriller tra politica e impegno: "Ogni generazione ha la possibilità di diventare guida del proprio tempo. Mi rattrista vedere che la mia sia così corrotta da non cogliere questa opportunità che poi è anche un dovere che abbiamo rispetto ai giovani di oggi: dovremmo lasciare in eredità qualcosa di buono piuttosto che un mondo che sta marcendo". (ANSA)

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