Pixels
Cinema

Pixels, un Adam Sandler da game over: 5 cose da sapere

La commedia d'azione di Chris Columbus fa appello alla nostalgia anni '80 ma con scarso successo. Non diverte e spesso annoia

Gli anni '80 sono l'epoca delle merendine confezionate, delle sorpresine del Mulino Bianco, del Moncler, di Flashdance, dei mattoncini Lego e dei tanti giochi in scatola come Monopoli e L'Allegro Chirurgo. Tanti ricordi mitici per chi li ha vissuti. Sono anche i tempi magici dei videogiochi arcade e delle sale giochi dove con un gettone ti lanciavi nel mondo di Pac-Man & Co. Ora quell'universo di macchine a gettoni e pixel in evidenza ritorna nella commedia d'azione Pixels, dal 29 luglio al cinema. Ma... perdete ogni speranza voi che vi aspettate un emozionante tuffo nel passato o anche solo di divertirvi. L'unica emozione che balena prorompente è... la noia. 

Il regista Chris Columbus fa appello qua e là alla nostalgia anni '80 ma non riesce a offrire niente di spassoso o anche solo un dilettevole e leggero intrattenimento estivo. E Adam Sandler, che del film è anche produttore, di certo non lo aiuta.

Ecco 5 cose da sapere su Pixels.

 

1) Gli arcade games protagonisti

Chris Columbus è un mago degli anni '80. Come sceneggiatore ha contribuito al successo di cult come Gremlins (1984) e I Goonies (1985). Poco dopo ha diretto le famose commedie Mamma ho perso l'aereo (1990) e Mrs. Doubtfire (1993) e ha aiutato a lanciare saghe ricche di effetti speciali come quella di Harry Potter Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo. Con Pixels il regista americano porta dagli anni '80 ai giorni nostri i classici arcade games Pac-Man, Donkey Kong, Centipede, Galaga, Frogger, Q*bert e Space Invaders. Sono loro gli invasori della Terra. Immaginare il simpatico e onesto Pac-Man, sempre di corsa per salvarsi la vita, divorare ora essere umani e distruggere case nella Washington contemporanea è un po' strano, ma potrebbe ispirare qualcosa di veramente divertente. Potrebbe, appunto, ma non lo fa. In Pixels gli unici momenti che non solleticano il tedio sono quelli iniziali, quando siamo davvero in una sala giochi nell'anno 1982. Là, in quella bolla di tempo andato, c'è la parte migliore del film. E dura davvero troppo poco.
Pixels spesso sembra far l'occhilino a Ghostbusters – Acchiappafantasmi, senza toccarne mai vivacità e verve.

2) Adam Sandler: game over

Adam Sandler è il faro della narrazione e anche il produttore di Pixels, insieme allo stesso Columbus. Nella sua comicità sorniona, però, non aiuta a dare grinta al racconto. Una delle sue controindicazioni? Il rischio di far pisolare. Le sue stoccate sono quasi sempre spuntate, raramente arrivano a centrare il bersaglio. Non lo sorregge la sceneggiatura di Timothy Dowling e Tim Herlihy, anche autore del soggetto basato sul cortometraggio animato francese del 2010 di Patrick Jean.
Sandler interpreta Sam Brenner. Negli anni '80 insieme all'amico Will Cooper (Kevin James), al super nerd Ludlow Lamonsoff (Josh Gad) e al rivale Eddie "Fire Blaster" Plant (Peter Dinklage), è stato un portento dei videogiochi. Salvava vite migliaia di volte, a 25 centesimi a partita. Ora è chiamato a farlo nella realtà. 

3) Romanticismo scontato e stonato

Alla succitata truppa di "Arcader", combattenti chiamati per salvare il mondo da Pac-Man & Co., si unisce come specialista di armi il colonnello Violet Van Patten, interpretata dalla bella ed emaciata Michelle Monaghan. Scontata e assolutamente poco digeribile, ecco che sorge l'inevitabile e inopportuna storia d'amore tra l'antieroe che diventa eroe Sam e la raffinata e avvenente Violet. Tra i due sono inscenate situazioni prevedibili e risvolti romantici improbabili quanto stereotipati.
Più curiosa invece e più fresca è l'ossessione che Ludlow ha per Lady Lisa, guerriera del videogioco Dojo Quest, interpretata da Ashley Benson. Un piccolo sorriso.

4) Il 3D e i camei

Pixels "oltraggia" i ricordi anni '80 ricorrendo a un inutile e fastidioso 3D, un'aggressione digitale ai nostri occhi, specchio della tendenza del cinema di oggi. 
Seppur non sfruttati alla perfezione, la commedia di Columbus si giova di due illustri camei: la tennista Serena Williams e la conduttrice televisiva Martha Stewart, nei panni di loro stesse.

5) Il creatore di Pac-Man

Nel film compare anche il vero creatore di Pac-Man, il professore giapponese Tohru Iwatani. Non è però quello che vediamo andare a mo' di colomba di pace ai piedi di Pac-Man: lì il professor Iwatani è interpretato dall'attore Denis Akiyama. Il vero professore Iwatani fa un cameo come riparatore di videogiochi arcade del 1982. "La cosa interessante - dice Columbus - è che il vero professore Iwatani prima che inventasse il Pac-Man riparava realmente i videogiochi".

Voto: 1/5
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