L'ultimo documento pubblico scritto da Pier Paolo Pasolini è stato l'intervento che avrebbe dovuto tenere al Congresso del Partito radicale. Non potè però prendervi parte perché due giorni prima, il 2 novembre 1975, fu ucciso. Il testo fu letto davanti a una platea sconvolta. La chiusa diceva: "Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare".

In questa frase c'è tutta l'essenza di Pasolini, intellettuale audace e sferzante, poeta, romanziere, drammaturgo, cineasta, critico letterario, editorialista, autore di canzoni, traduttore, sceneggiatore e militante politico. Imperterrito a volersi identificare col diverso e a scandalizzare, il suo cinema è stato imprevedibile e temerario, frequentemente processato per "oscenità" e censurato. A quarant'anni dalla sua morte, ripercorriamo i suoi principali film scandalo.

1) Accattone (1961) 

Primo film di Pasolini, seguendo la vita disperata e improntata al sopravvivere di Cataldi Vittorio detto Accattone (Franco Citti), erge una buia metafora del sottoproletariato italiano, a cui come unica possibilità per migliorare la propria situazione resta la morte. Alla premiere alla Mostra di Venezia fu contestato da un gruppo di neofascisti. All'uscita al cinema, nel novembre 1961, Accattone fu bloccato dalla censura e ritirato dalle sale.

2) La ricotta, episodio di Ro.Go.Pa.G. (1963)

Film in quattro episodi realizzato insieme a Roberto Rossellini, Jean-Luc Godard e Ugo Gregoretti. È il terzo episodio La ricotta, ovviamente quello a firma Pasolini, ad avere grane. Trama: durante le riprese di una passione di Cristo, una comparsa affamata (Mario Cipriani) trova ogni espediente per mangiare qualcosa e far mangiare i suoi famigliari, morendo alla fine di indigestione sulla croce, nel completo disinteresse del regista (interpretato da Orson Welles). Pasolini fu condannato per vilipendio della religione e il film subì tagli e modifiche nelle battute.

3) Teorema (1968)

Teorema fu sequestrato "per oscenità e per le diverse scene di amplessi carnali alcune delle quali particolarmente lascive e libidinose e per i rapporti omosessuali", messo al bando e minacciato di distruzione, con tanto di richiesta di reclusione per Pasolini e per il produttore. Alla fine il regista fu assolto e l'opera rilasciata. Nel cast Silvana Mangano e Laura Betti, Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia. La pellicola inquadra l'arrivo di un giovane affascinante presso una ricca famiglia milanese: avrà rapporti sessuali con la figlia, il figlio, la domestica e con lo stesso capofamiglia, scuotendo l'intero ambiente. 

4) Il Decameron (1971)

Ispirato al Decameron di Boccaccio, è il primo film della Trilogia della vita, seguito da I racconti di Canterbury (1972) e Il fiore delle Mille e una notte (1974). Pasolini adatta alcune novelle ambientandole a Napoli; lo fa alla sua maniera, enfatizzando la cupidigia, il sesso, i piaceri della vita. Al Festival di Berlino vinse l'Orso d'Argento. In Italia ebbe i consueti problemi con la censura, che sequestrò e dissequestrò il film e processò il regista (che risultò non colpevole).

5) Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975)

Ultimo film di Pasolini, ebbe la sua anteprima dopo la morte del regista, il 22 novembre. Travagliatissimo l'iter giudiziario. Fu inizialmente bocciato dalla censura per le sue "immagini così aberranti e ripugnanti di perversione sessuale". Ebbe comunque il visto-censura con divieto ai minori di 18 anni, per essere poi sequestrato. Il produttore fu prima condannato a due mesi di reclusione, poi assolto. Fu distribuito nelle sale solo nel marzo 1977, ma un cinema romano che lo proiettava fu devastato dai neofascisti. Di nuovo sequestrato, solo nel febbraio 1978 ne fu concessa la circolazione nella forma integrale anche se solo nel 1985 Salò o le 120 giornate di Sodoma tornò al cinema. 
Suddiviso in quattro episodi, il film è ambientato nella Repubblica di Salò dove decine di ragazzi e ragazze sono catturati da quattro "Signori", rappresentanti del potere e di tutti i vizi e le turpitudini che lo incrostano. Mentre i giovani perdono la loro dignità umana, i Signori si lasciano andare a ogni depravazione e violenza, che danno loro piacere. 
Restaurato dalla Cineteca di Bologna e dalla Cineteca nazionale, in occasione dei quarant'anni dalla morte di Pasolini, il 2 novembre, il film torna in sala

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